13 luglio 2010
Il mitico sindaco di Cassinetta di Lugagnano scrive al Governo. La giornata può iniziare meglio, forse. buona lettura e buona giornata!
Egregi membri del Governo, perdonate questa mia informale lettera, che potrà apparire sarcastica, ma è in realtà molto meno irreale, molto più giusta e concreta e molto più vicina alle regole del buonsenso rispetto alle soluzioni per la crisi che state proponendo al paese.
Avete confezionato una manovra economica da 24 MLD di Euro. Ce lo chiede l’Europa. Ce lo chiede il mercato. Ce lo chiedono le banche.Ce lo chiedono le imprese. Ce lo chiedono tutti. Bene, bene…
Pare che gran parte dei tagli sarà riversata sugli enti locali, Regioni e Comuni. Questi ultimi, ve lo dico per esperienza ormai quasi decennale, sono già quasi al collasso.
Saranno lacrime e sangue. Servizi tagliati. Ticket sanitari. Tariffe in aumento. Blocco del rinnovo dei contratti per infermieri, insegnanti e tutti i dipendenti pubblici.
Nelle famiglie normali, quando si deve decidere cosa tagliare per arrivare a fine mese, per prima cosa si elimina il superfluo, e solo alla fine si arriva a ridurre da 80 a 50 grammi la porzione di pasta per ciascun componente.
Nelle famiglie normali, prima di tirare la cosiddetta cinghia e mettersi a dieta, per trovare 100 euro per una spesa di sopravvivenza, si metterebbe in vendita la seconda auto. E se fosse possibile andare a lavoro a piedi, in bici o con i mezzi pubblici, si metterebbe in vendita anche la prima. E se necessario si metterebbe in vendita pure il box…
Nelle famiglie normali. E in Italia? Nella grande famiglia di cui voi dovreste essere buoni padri di famiglia? I 24 MLD di euro necessari alla manovra, li state cercando tagliando anche le prime, le seconde, le terze…le millesime auto blu? No?
Alcuni giorni fa è circolata una notizia poi rivelatasi, pare, una bufala. Ovvero che l’entità della manovra che avete proposto e che tanto sta facendo dibattere il paese sarebbe stata quasi completamente coperta da un unico taglio: quello delle auto blu. In rete girava la notizia che le auto di rappresentanza sarebbero 629.120 e che ci costerebbero 21 MLD di euro all’anno. Spese dovute ad autisti, carburante, pedaggi autostradali, leasing e noleggio. In realtà, in questo calcolo erano computate tutte le auto di servizio, di tutti gli enti pubblici. Ambulanze e volanti comprese.
Ciononostante, credo che un sacrificio, anche solo simbolico, da parte vostra possa essere un buon modo per dare il classico esempio e dimostrare con i fatti che le facce tanto contrite, che si mostrano e ostentano in conferenza stampa quando si illustrano i tagli che dovranno subire gli italiani, sono sincere ed autentiche e che portano, appunto, anche ad… autolimitazioni.
La scorsa settimana, in occasione di una manifestazione pubblica contro la privatizzazione dell’acqua e la cementificazione del territorio, ho avuto modo di girare a piedi attorno ai palazzi della politica e sono rimasto davvero impressionato dalla quantità (e qualità!) di auto di rappresentanza. Centinaia di metri di carrozzerie lucide e vetri scuri. Centinaia di autisti con occhiali a specchio. E che sgommate!!!
Detto questo, lo confesso! Anche il Comune di Cassinetta di Lugagnano ha la sua Auto Blu. E’ una Panda Verde. La utilizziamo e guidiamo personalmente in tre. Io, il capo dell’ufficio tecnico e il messo comunale.
Però, e quì viene la nostra proposta, abbiamo deciso di metterla a vostra disposizione. Noi andremo in bici, a piedi, con i mezzi pubblici o con i nostri mezzi. Non è un grosso sacrificio. Anzi, le prime tre soluzioni fanno anche bene alla salute fisica o mentale.
Con grande dispiacere, ma vi cediamo la nostra Panda Verde. Per me è come una sorella! Ma ad un patto. Che voi rinunciate ad almeno una Lancia Thema con A/C e Frigobar.
Facciamolo. Un bel patto. Ma per una volta non lo chiamiamo con il nome di una pietanza, come spesso accade quando siglate accordi e alleanze varie di cui vi rendete protagonisti. Potremmo chiamarlo il Patto della Sobrietà. Suggellato da una NON CENA.
Sarà per noi un onore vedere al TG1 la nostra verde ammiraglia da 900cc, con la scritta COMUNE DI CASSINETTA DI LUGAGNANO, giungere a Palazzo Chigi. Fermarsi davanti al portone. Aprire le sue porte anteriori (ci sono solo quelle), ribaltare il sedile lato passeggero e far sgusciare fuori con un gesto sobrio ma elegante un sorridente Ministro del Governo o ancor meglio un supersorridente Presidente del Consiglio.
Sarebbe davvero un onore per tutti i cittadini italiani vedere finalmente i loro rappresentanti nelle istituzioni dare il buon esempio. Con speranza, saluto
Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano
P.S. Se la nostra (vostra) Panda Verde non dovesse partire al primo colpo, basta bisbigliargli all’orecchio sinistro, vicino al cruscotto, due semplici parole: Basta Cemento! Certi vizi ambientalisti sono duri a morire…
7 luglio 2010
Ciao Seba,
ecco un articolo di Ernesto galli Della Loggia dal Corriere della Sera di oggi: è un pessimista? è un comunista? è di sinistra? è un nichilista? è un disfattista?
Sicuramente per ripartire, ci serve analizzare la situazione presente, chiamare le cose con il loro nome.
I tagli sono “tagli”.
Le persone che perdono il posto di lavoro sono “le persone che perdono il posto di lavoro”.
Il senso di insicurezza generale è “il senso di insicurezza generale”.
Questo non significa non voler progettare un mondo migliore, né significa abbandonare le speranze.
Ma prendere atto dello stato delle cose, senza abbassare mai la guardia, può ricordare a noi tutti che la democrazia, la giustizia e il benessere non sono scontati, che possono essere messi in discussione o addirittura in pericolo.
Possiamo solo ripartire da noi, dal nostro senso della democrazia e dal nostro senso della giustizia e anche dai confini del “benessere”, che non è tale se è un prezzo per “l’altra parte del mondo”. L’altra parte del mondo potremmo diventare (siamo?) noi. (continua…)
1 luglio 2010
In questi giorni molti alunni del Benini sono amareggiati poiché abbiamo scoperto che, purtroppo, la razionalizzazione della spesa che il Ministro Tremonti, e in qualche modo anche il Ministro Gelmini, avevano annunciato è stata attuata drasticamente.
35 persone tra insegnanti del Liceo, dell’Istituto Tecnico e del personale della segretaria non faranno più parte dell’organico del Benini per il prossimo anno..
Scoprire che molte persone, in particolare una nostra insegnante che da due anni vedevamo quasi quotidianamente insegnare matematica nelle nostre classi, non permarranno più ci ha fatto rimanere basiti.
Il dispiacere da parte di noi alunni è enorme e cercheremo, facendo il più possibile, di far restare un’eccellente insegnante, e non solo, tra di noi!!
Ovviamente il pensiero e il dispiacere è rivolto a tutte quelle persone che sono state “toccate” dalla riforma…a tutti coloro che saranno costretti a trasferirsi, a compiere sacrifici, ecc…
Gli alunni di 3^B MERCURIO e 2^B Igea (A.S. 2009/2010)
28 giugno 2010
In occasione del 150° anniversario dell’ Unità d’Italia il gruppo storico risorgimentale di Melegnano, di cui fa parte il nostro insegnante in pensione Alfonso Rocca , si è recato a Palermo per rievocare lo sbarco dei Mille in Sicilia e per ripetere il percorso dell’esercito garibaldino da Marsala a Palermo durante la seconda Guerra di Indipendenza.
(cliccare sulla foto per ingrandirla)
Il gruppo storico risorgimentale di Melegnano con il giornalista Daverio che ha curato la diretta su Rai 3; il prof. Rocca è il secondo da sinistra
I ‘garibaldini’ melegnanesi sfilano davanti al teatro Politeama di Palermo
23 giugno 2010
Fra coloro che ieri davanti alla tv imputavano a Marcello Lippi di aver assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri c’erano molti italiani che nella vita di tutti i giorni purtroppo si comportano allo stesso modo.
Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al talento, l’affidabilità all’estro e il passo del pedone alla mossa del cavallo. Intervistati, risponderebbero anche loro come Lippi: «Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno». Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra: è così rassicurante passeggiare splendidi e solitari in mezzo ai cespugli, lodandone l’ordine perfetto e la silente graziosità.
L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra».Maè zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale di Lippi assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri. Averli avuti ieri in panchina, certi vecchi! Contro i goffi neozelandesi sarebbe servito più un quarto d’ora di Totti o di Del Piero che una vita intera di Iaquinta, Pepe e Di Natale, tre bravi figli che, con tutto il rispetto, se hanno giocato anni e anni nell’Udinese, una ragione ci dovrà pur essere. I pochi campioni veri, da Buffon a Pirlo, sono zoppi. Oppure vecchie glorie che si rifiutano di andare in pensione, come l’imbarazzante Cannavaro che ha più o meno l’età di Altafini e forse avrebbe fatto meglio a presentarsi in Sudafrica anche lui nelle vesti di commentatore.
C’è, naturalmente, anche la questione dei giovani. La follia antistorica di questa Nazionale e di questa Nazione non consiste tanto nel continuare a lasciar fuori i Cassano, ma i Balotelli. Non i talenti troppo a lungo incompresi o compresi solo a metà, ma quelli ancora acerbi che chiedono solo un’occasione per sfondare e, non ricevendola, spesso emigrano in cerca di fortuna. Balotelli è il loro simbolo e non solo per via del colore della pelle, che ne fa l’italiano di domani. Lo è perché a vent’anni ha già vinto Champions e scudetti, e ha un fisico e un talento che ne fanno un predestinato, imparagonabile agli smunti replicanti dell’attacco azzurro. Eppure per lui non si è trovato un posto neppure nel retrobottega. Mi rifiuto di credere che un capufficio dell’esperienza di Lippi non sappia riconoscere la differenza fra un fuoriclasse potenziale come Balotelli e i bravi mestieranti che si è portato appresso. Ma il successo rende sordi al buonsenso. Ci si illude di poter vincere meglio da soli, muovendo pedine inerti sulla scacchiera. Poi quelle pedine si rivelano di burro e alla fine ci si ritrova soli, con un po’ di unto fra le dita.
18 giugno 2010
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
La lettera circola da tempo in rete ed è firmata.
Gentile Ministro Gelmini,
l’altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in
cui dichiarava che l’ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un
privilegio, sono rimasta basita.
Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell’educazione, non era
necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre
corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta
combinando alla scuola statale.
Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed
io no.
Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è
abilitata in “zona franca” (quel di Reggio Calabria), perché più
facile (come da lei con un’ingenuità e candore imbarazzante
affermato), lo si poteva supporre.
E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto, e poi
parliamo d’educazione. (continua…)
17 giugno 2010
Sta facendo il giro del web la lettera scritta al ministro Tremonti da Mila
Spicola, professoressa di una scuola media di Palermo. Una dura accusa sulle
proibitive condizioni in cui un insegnante è costretto a lavorare ogni
giorno. In una scuola dove “non c’è carta igienica per i ragazzi, sapone nei
bagni” e il riscaldamento è a singhiozzo. Dove non ci sono più insegnanti di
sostegno per gli alunni disabili. “Molti sanno che lei ha tolto ben 8
miliardi all’istruzione pubblica”, scrive Mila al ministro dell’Economia.
Perché gli sprechi andavano tagliati. Ma è stato considerato spreco
“recuperare i bambini con difficoltà, e quindi via le compresenze, oppure
studiare l’italiano, quindi via due ore”. Ai tagli fatti “con la furia di un
boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane”, Mila non ci sta. C’è la
crisi, ma la soluzione non può essere “ammassare più alunni di quanti
un’aula può contenerne, visto che questo vuol dire violare la legge”. Perché
invece non destinare alla scuola pubblica parte dei 25 miliardi assegnati
alle spese militari? Questa una delle proposte con cui Mila conclude la
lettera, che pubblichiamo integralmente. (continua…)
14 giugno 2010
In molti settori si profila uno scontro tra generazioni. Come uscirne? Pubblico questo articolo che mi ha incuriosito.
“È istruttivo il dibattito scaturito dalla proposta del Pd – contenuta in un documento più articolato – di anticipare l’età del pensionamento per i professori universitari a 65 anni. Tutti gli interessati, al momento, appaiono contrari, da ultimo sull’Unità Michele Ciliberto. In fondo, perché dovremmo aspettarci qualcosa di diverso da chi porta la responsabilità collettiva della gestione dell’università italiana, scomparsa dalle graduatorie internazionali, con la più alta età media dei docenti d’Europa, un sistema che spinge migliaia (migliaia) di studiosi a cercare lavoro all’estero senza avere la capacita di attrarre praticamente nessuno studioso da altri paesi?
A parte i soliti politici, utilissimi capri espiatori, sarebbe ora che anche i rappresentanti autorevoli di altre classi dirigenti italiane iniziassero a riconoscere le proprie responsabilità collettive per i destini dell’istituzione di cui fanno parte, e iniziare da esse a svolgere il proprio ragionamento. Invece, i contrari alla proposta – che non ho fatto io e quindi non sta a me difendere nella sua completezza – tipicamente non discutono nel merito, ma parlano d’altro. Ciliberto si lamenta dell’assenza di una riflessione articolata sulle cause della sperequazione intergenerazionale che caratterizza l’Italia. Purtroppo si è documentato male, perché esiste una piccola, ma precisa, letteratura che spiega le ragioni politiche ed economiche che hanno condotto la sua generazione a scaricare sulle successive i debiti economici contratti quando erano giovani, e i cambiamenti organizzativi necessari a fronteggiare la globalizzazione.
Si tratta un gigantesco problema distributivo e di equità, che Ciliberto sostanzialmente nega, che accomuna tutte le classi sociali inasprendo differenze socio-economiche di altra natura e cancellando qualsiasi speranza di mobilità sociale. Secondo me sarebbe necessaria maggiore prudenza specialmente da chi – professore ordinario in una delle principali università italiane – oggettivamente condivide la responsabilità per la situazione in cui si trova l’Italia di oggi, e in cui si trova la sua università. Ciliberto è contrario alla proposta di pensione a 65 anni perché «è la “tradizione” che ci tiene nella storia, e … questo vale anche – e soprattutto – per l’ Università». (continua…)
13 giugno 2010
Consultando il sito istituzionale dell’Istituto ho constatato più volte, a parte un paio di allegati, l’assenza di spazi dedicati al personale ATA: link istituzionali, aggiornamenti, graduatorie, bandi e concorsi…
Contratto e mansionario, titolari degli incarichi aggiuntivi e quant’altro omesso online – pur essendo la maggior parte dei dettagli pubblicati “fisicamente” ognuno sulla relativa bacheca – non aiuterebbe a «muoversi» meglio all’interno dell’Istituto (non solo agli stessi ATA ma anche a docenti e studenti)?
Invece, negli ultimi 2-3 anni, non è stato nemmeno aggiornato l’organigramma…
7 giugno 2010
IL PRESIDE: SERVONO 47.500 EURO, DALLO STATO NE ARRIVERANNO SOLO 30 MILA
Il liceo non ha i soldi per la maturità «Paghino le famiglie». Chiesti 145 euro a studente per i commissari d’esame
ROMA — Il problema è questo, così come lo racconta Pietro Gonnella, preside del liceo scientifico «Majorana» di Putignano. Per pagare i dodici commissari d’esame (più nove interni) alla maturità che inizia fra due settimane, servono 47.500 euro. Dal ministero della Pubblica istruzione ne arriveranno 30mila. Ne mancano 17mila e 500. «Negli anni scorsi— dice Gonnella — abbiamo pagato le indennità di funzione e di trasferta dei professori sottraendo fondi ad altre destinazioni. Ma stavolta in cassa non ho più niente. Equitalia ha perfino chiesto il pignoramento perché non abbiamo versato la tassa dei rifiuti». E allora? Allora, venerdì il Consiglio d’istituto del «Majorana» ha deliberato di invitare le famiglie dei 127 studenti a versare 145 euro a testa che serviranno a dare ai commissari ciò che a loro spetta. Spiega Gonnella: «Qui si tratta di non far innervosire i commissari con l’idea che saranno pagati in ritardo. Alla maturità, si sa, i ragazzi hanno bisogno di comprensione…».
Putignano, provincia di Bari, ha 28mila abitanti ed è nota per il suo antico Carnevale. Nelle sue strade si discute la proposta del concittadino Gonnella, docente di materie letterarie e latino, preside del «Majorana» dal 1992, prossimo pensionato. Secondo la deliberazione del Consiglio d’istituto, appena il ministero salderà la differenza fra anticipo e cifra necessaria a pagare i professori a fine esami, le famiglie verrebbero rimborsate. Un prestito, insomma. Che però non sarà onorato con certezza. Perché — racconta lo stesso Gonnella — dall’anno 2004 il ministero non distribuisce più il saldo degli esami di Stato: tutto si esaurisce con l’anticipo e poi resta un problema delle scuole: «Unica eccezione, l’anno 2009, quando il saldo arrivò, circa 5 mesi dopo la conclusione degli esami » . La «Majorana» vanta un credito nei confronti del ministero, soltanto per i compensi ai commissari d’esame, di 50mila euro. Per i commissari della maturità l’indennità di funzione è di 1.200 euro lordi, quella di trasferta fra i 600 e i 2.000 euro, secondo il luogo da cui si muovono.
Dal ministero della Pubblica Istruzione, la reazione all’iniziativa di Putignano è molto dura. Lo staff del ministro Gelmini comunica che le verifiche sulla vicenda saranno effettuate oggi. Precisa che «è illegittimo da parte delle scuole chiedere soldi alle famiglie, a qualsiasi titolo» e che «se qualche preside vuol fare politica, dovrebbe candidarsi alle elezioni». Ricordano anche, da viale Trastevere: «L’ultima volta che un preside (liceo «Keplero» di Roma) ha denunciato di avere finito i fondi e di non poter quindi organizzare i corsi di recupero, abbiamo scoperto che c’erano 50mila euro in cassa…». E infine: «Se una scuola ha problemi di bilancio può rivolgersi all’Ufficio scolastico provinciale, che erogherà le somme necessarie». In realtà, da Putignano affermano che lo scorso Natale il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale inviò una lettera al ministero per ricordare che le scuole della provincia di Bari e della nuova Provincia Barletta-Andria-Trani vantano un totale di 50 milioni di crediti dall’amministrazione centrale.
Gli studenti del «Majorana» si sono riuniti in assemblea sabato. Per ora, hanno deciso che faranno il «prestito» tutte le famiglie, o non lo farà nessuna. «Siamo in attesa — dice il preside Gonnella —. Certo, se i commissari non saranno pagati e non saranno sereni, i ragazzi non potranno dare la colpa a noi. Li avevamo avvisati…».