I distretti industriali italiani
Durante le ore di relazioni internazionali, nonché economia politica, abbiamo avuto modo di visionare un filmato del non solo politico ma grande economista, Romano Prodi. A grandi linee si parla di economia e politica in Europa, ma la nostra attenzione si focalizza soprattutto sulla grande Germania e la -da non sottovalutare- Italia, che si colloca al secondo posto in Europa come potenza industriale. Grazie a questa piccola introduzione e al nominare dei distretti industriali italiani ho deciso di interessarmi sul web per conoscere quali sono presenti in Italia e come sono suddivisi nelle diverse regioni.
Allego il file. Sitografia: http://it.wikipedia.org/wiki/Distretto_industriale
L’Italia è un Paese ricco di risorse, di speranza e di futuro. Crediamoci.
Arianna Cappiello
I distretti industriali italiani
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1 Responses
accingUnori Says:
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10 maggio: anniversario del rogo dei libri a Berlino
Passeggiando nella bella Opernplatz di Berlino, se si abbassano gli occhi verso il pavimento, si vede un tratto di strada anomalo: attraverso una lastra di vetro è possibile scorgere, infatti, alcuni scaffali vuoti. È il “monumento” che la città ha dedicato alla memoria di una delle pagine buie della sua storia: il rogo dei libri realizzato dai nazisti. Era il 10 maggio di 80 anni fa. A questa tappa ormai “classica” del percorso turistico di chi arriva nella capitale, se ne aggiunge oggi un altro: la collezione di un banchiere americano, che ha donato 406 libri di quella famigerata “lista” al Museo ebraico.
Venerdì 10 maggio “Fahrenheit” di RaiRadio3, dedicherà una parte della trasmissione al ricordo di questa vicenda. Ecco il link http://www.radio3.rai.it/
una petizione importante su change.org
A volte le cose sono più semplici di quello che sembrano. Non servono investimenti mastodontici e non c’è bisogno di chiamare l’esercito o invocare la pena di morte. In Italia ci sono già leggi, esempi virtuosi, energie locali e esperienze professionali che lavorano da anni contro la violenza alle donne:vanno ascoltate, coordinate, finanziate e collegate in un nuovo piano nazionale.
Una donna maltrattata, minacciata, molestata, umiliata da violenze fisiche o psicologiche è un dramma e un danno per la società intera, non un trascurabile effetto collaterale di una storia d’amore andata a male.
Siamo tutti coinvolti e responsabili, anche se non direttamente violenti, perché abbiamo comunque ignorato o avallato comportamenti considerati bonariamente scontati, endemici della nostra cultura mediterranea, simpatici machismi che fanno folklore e nessun danno. E invece anche le parole sono delle armi taglienti. Non possiamo più sentire negli articoli di cronaca frasi come «Delitto passionale» o «Raptus improvviso di follia». Che raptus può essere un gesto annunciato da anni di violenze, minacce e ricatti?
Lo sapevano tutti che prima o poi qualcosa sarebbe successo: i vicini, il quartiere intero, persino al pronto soccorso e al commissariato di zona dove fioccano a volte denunce inascoltate. L’Italia è stata severamente redarguita dalle Nazioni Unite nella relazione di Rashida Manjoo, Rapporteur speciale del 2012 che dopo gli insulti al presidente della Camera avrebbe forse rincarato la dose:
«La maggior parte delle manifestazioni di violenza in Italia sono sotto-denunciate nel contesto di una società patriarcale dove la violenza domestica non è sempre vissuta come un crimine… e persiste la percezione che le risposte dello Stato non saranno appropriate o utili».
Parole pesanti, gravissime, che avrebbero dovuto almeno stimolare un dibattito e che invece sono scivolate via nei cestini dei ministeri. Se ci sgridano per il debito pubblico o lo spread che s’innalza, corriamo come bambini impauriti a giustificarci mentre davanti a queste «vergogne» i governi fanno spallucce.
La violenza maschile sulle donne non è una questione privata, ma politica.
Serena Dandini
Andate su sito di change.org e firmate la petizione promossa da Serena Dandini per sensibilizzare il Governo italiano su questo tema
Sara Marsico
Riflessioni sull’ incontro con Dario Riccobono di “AddioPizzo”
Nell’ incontro su “AddioPizzo”, Dario Riccobono ha citato due importanti frasi.
La prima è:”Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Parole dure dette ai palermitani, ma veritiere perché con la nostra indifferenza e omertà, incitiamo e aiutiamo la mafia.
Questo messaggio fu scritto in manifesti funerari e attaccate in tutta Palermo, di notte.
Il giorno seguente, i cittadini di questa città si sono svegliati con questa frase. In men che non si dica; polizia locale, carabinieri, finanza, chi vuole più ne metta. Cercavano i responsabili non per lodarli,bensì per arrestarli!! Che ironia della sorte.
Questo enunciato è stato composto da Dario e i suoi amici, nel 2004. Questo loro movimento contro il pizzo, è nato perché questi volevano aprire un locale e tra i costi da sostenere, c’ era la voce: pizzo.
Questi ragazzi non capivano il motivo per dover dare una somma di denaro alla mafia, solo per farsi “proteggere”. Soldi che sarebbero stati sottratti dal profitto che creavano con duro lavoro e sudore.
Dopo i manifesti, si passarono alle “lenzuola”, negli stati e in città.
Al sentire di questi ragazzi, la prima domanda che mi venne in mente fu:. Ciò fa capire quanto si è condizionati dalla mafia e dalla auto-rassegnazione; la prima, in assoluto, dipendenza da cui tutti (o quasi) dipendiamo.
All’ inizio, in questo movimento, erano in pochi ma pian piano si è aggiunta gente, come la polizia, i comuni, persone importanti e così via…
Chi si iscrive ad “AddioPizzo” promette di non andare a comprare o mangiare nei negozi dove si pagasse il pizzo. Come può saperlo la gente, chi paga o meno?
Anche a questa domanda, ci vengono incontro questi bei ragazzi, qualunque imprenditore o commerciante che si registra nel registro di imprese “PizzoFree”, attacca un adesivo con scritto appunto “AddioPizzo”, cosicché i clienti lo sappiano.
Questo registro è disponibile online, nel loro sito che viene aggiornato ogni 6 mesi, visto che stanno aumentando i negozi “PizzoFree”.
Questa organizzazione non pretende che i negozianti siano eroi, essendo madri o padri di famiglia. Visto che come la frase che ho citato, precedentemente, non sono solo gli imprenditori o i commercianti alimentano la mafia, bensì l’intero popolo con la sua omertà.
A proposito di ciò, ci fu un grande uomo: Libero Grassi il quale dichiarò in diretta televisiva, che non avrebbe più pagato il Pizzo. E fu, altrettanto lui, che elaborò la seconda citazione. Molto importante perché sarà questa, con il grande coraggio di questo uomo che inciteranno , nel 2004, Dario e i suoi amici a compiere ciò che faranno. Comunque sia, la citazione fu detta negli anni 90′, e fu: . Semplice ragionamento ma con un grande significato.
Sfortunatamente, Libero verrà ucciso dalla mafia, perché lasciato solo. Ed è questa la differenza: Libero fu lasciato solo mentre questi ragazzi erano e sono uniti.
Loro dichiarano che per combattere la mafia, non ci vuole un cuore di leone ma semplicemente attuando il consumo critico. Cosa significa? Semplice, invece di andare nei negozi-pizzo, andiamo nei negozi “Pizzo-free”. Con questa nostra scelta, i negozi pizzo-free ci guadagneranno, mentre gli altri andranno in crisi e ciò farà pensare a questi imprenditori che sarà più proficuo diventare pizzo-free e denunciare il loro estorsore invece di pagare il pizzo.
C’ è stata molta gente che lo ha fatto in cambio di ringraziamenti materiali, come ad esempio un imprenditore che denunciando il suo estorsore, per il suo coraggio dimostrato, lo Stato gli ha concesso ben 7 locali.
Senza mafia, si attuerebbe veramente il lavoro e il mercato libero dove i presupposti principali ci sarebbero: assenza di posizioni dominanti e libera concorrenza.
Amina Khalfa
Commento sul film “La tregua”
Il film “La tregua” mostra il viaggio che Primo Levi svolgerà per ritornare a Torino ed è tratto dall’ omonimo libro, scritto da Levi.
In questo film, siamo travolti da “ombre” che hanno perso la voglia di vivere le quali, nel momento in cui apriranno i cancelli di Auschwitz; in pochi gioiranno mentre altri, abituati a sopprimere le emozioni e la loro umanità, saranno lì, vicino ai cancelli come statue senza cuore.
Dopo questo momento così fragile ma indescrivibilmente triste e atroce, inizierà il viaggio di Levi.
Questo sarà caratterizzato da originali personaggi, come “il greco”; con il quale dopo varie peripezie, diventeranno quasi come fratelli. Il suo motto era: . In un secondo momento, si separeranno ma alla fine si ritroveranno.
Un altro personaggio che mi è piaciuto è il ladro, il quale sembrerà un po’ razzista visto
che lui venne ad Auschwitz, di sua spontanea volontà per scappare alla galera, tratto in inganno dal motto che i tedeschi avevano attribuito a questi apparenti “campi di lavoro”, che era: . Detto ciò, imprecava chiedendo perché i tedeschi se la presero anche con lui, nonostante non fosse né ebreo né partigiano.
Affermazione terribile ma frutto di ignoranza !!
Ciò che mi ha fortemente colpita è che la condizione della donna, nonostante la guerra, non è cambiata più di tanto. Questo fatto verrà evidenziato, nel momento della riconciliazione di Levi e il greco dove si vedrà quest’ultimo che si è comprato sette donne, le quali lavoravano per lui, come servitù e prostitute.
E ancora una volta nella storia, si riafferma l’ ignoranza e la legge del più forte.
Detto ciò, vorrei parlare di sentimenti, che possiamo affermare che in questa storia non mancavano affatto, tranne uno: l’amore. Questo sentimento, però, conquisterà il cuore di Primo, per ben due volte. Questo verrà preso in considerazione ironicamente da uno dei suoi compagni di viaggio, dicendo che un tale sentimento in guerra, era solo illusione.
Nella guerra, non solo l’ odio e la rabbia sono presenti ma anche ogni altra forma di sentimento, volenti o nolenti.
Amina Khalfa
Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana
Oggi, durante la celebrazione civile del 25 aprile, nella Sala delle battaglie del Castello Mediceo di Melegnano, due studentesse di II C AFM, Sara e Hend, hanno letto due lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana.
Complimenti per la loro preparazione e per la loro disponibilità.
Nei giorni scorsi proprio la II C AFM, insieme alla II D AFM, erano state in viaggio di istruzione a Marzabotto e avevano potuto visitare il museo della guerra di Montese,uno dei Paesi più colpiti dalle rappresaglie nazifasciste.
La II C AFM vince la prima manche del concorso “Lavoriamo in Europa”
I magnifici 28 della II C AFM hanno vinto la prima manche del concorso “Lavoriamo in Europa”, indetto dalla Provincia di Milano e dall’Ispi.
Complimenti ai nostri bravi studenti, che domani affronteranno la sfida provinciale a Milano, nel Palazzo della Provincia, in Corso Monforte, accompagnati dalla docenti Marsico e Saccani.
La fortuna aiuta gli audaci!
Don Ciotti: appello anticorruzione
Sintesi e commento di un articolo tratto dal Domenicale de Il sole 24ore per il quotidiano in classe
Moha, stufo del cattivo odore che c’era nell’atrio dell’edificio coloniale, decise di misurare e prendere nota delle persone che usavano lo sciacquone nella toilette ferroviaria di Marrakech.
Il 7 gennaio 2013 Moha si mise davanti alla toilette dei maschi ed annotò se il bagno fosse pulito o sporco all’uscita di ogni persona.
Facendo questo piazzamento per circa una settimana, egli segnò che su 714 persone solo 234 avevano tirato l’acqua, molto meno del 33%.
Moha sa bene che l’utilità matematica si calcola moltiplicando il valore di un bene per la probabilità di ottenerlo, quindi 2 per un terzo.
I nostri comportamenti dipendono in modo significativo da quelli degli altri; è chiaro infatti che se X persona vuole tirare l’acqua, non lo fa per il semplice motivo che la persona prima di lui non l’ha tirata e quindi la probabilità di tirare lo sciacquone proprio per questo è così bassa.
In una nazione in cui la maggior parte degli imprenditori paga le tangenti, non pagarle è perdente, come mostrerebbe un calcolo simile a quello di prima.
Transparency International è un’importante associazione globale che combatte la corruzione ed ogni anno misura il cosiddetto indice di Percezione della Corruzione nel settore pubblico.
Il nostro paese si trova al 72esimo posto nel mondo a 50 posizioni dalla nostra cugina Francia; questo indice è quasi più importante del Pil e del tasso di crescita, perché si valuta che l’aumento di un punto del CPI, provochi un aumento del 4% del Pil.
Ha fatto bene Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele prima e di Libera poi, a lanciare una campagna multimediatica senza precedenti contro la corruzione. Riparte il futuro è una raccolta di firme dei cittadini che chiedono ai politici candidati alle prossime elezioni il loro primario impegno contro la corruzione.
Se questi ultimi accetteranno verranno monitorati nel sito dai cittadini firmari; il loro esempio e la loro battaglia potrebbe essere ad un punto di svolta rispetto a questo problema.
Come prima cosa bisogna ripristinare la Fiducia, ovvero il bene più importante per un Paese.
Battiamoci anche noi, come Moha il saggio, per eliminare quello sgradevole odore che ogni mattina ci ricorda che viviamo in un luogo moralmente ed economicamente poco sano.
‘NDRANGHETA A MILANO
Dopo l’incontro con Dario Riccobono di Addiopizzo, abbiamo voluto capire di più sulla’ndrangheta in Lombardia
Secondo l’operazione Infinito l’organizzazione è nata nel 1984 da Antonio Papalia, Carmelo Novella, Giuseppe Mandalari, Giuseppe Neri, e Franco Pezzullo. Secondo un’intercettazione ambientale registrata in una riunione a Cardano al Campo il 20 gennaio 2009, il capo-locale di Rho e primo responsabile della Lombardia Stefano San Filippo afferma che la Lombardia era stata creata ed è sempre stata sotto le dipendenze della zona ionica (una delle 3 zone in cui è stato suddiviso il reggino).
Secondo Saverio Morabito, Antonio Papalia sarebbe stato il responsabile della Lombardia.
La Lombardia ha il compito di gestire le controversie dei locali della ‘Ndrangheta nell’omonima regione, lasciando comunque autonomia ai locali e di approvare le doti o gradi degli affiliati e di comunicare fatti ed eventi di rilevanza al Crimine, la sovrastruttura apicale della mafia calabrese.
I Locali, di cui si è a conoscenza, che sono gestiti dalla Lombardia:
- Locale di Bollate
- Locale di Bresso
- Locale di Canzo
- Locale di Cormano
- Locale di Corsico
- Locale di Desio
- Locale di Erba
- Locale di Limbiate
- Locale di Legnano e Lonate Pozzolo (Origine: Cirò)
- Locale di Mariano Comense
- Locale di Milano
- Locale di Pavia
- Locale di Pioltello (Origine: Caulonia e Siderno)
- Locale di Rho
- Locale di Seregno
- Locale di Solaro
Siamo arrivati a dire che, come ci ha insegnato la Direzione nazionale antimafia, la Lombardia è letteralmente colonizzata dalla ‘ndrangheta e che la vera capitale delle cosche è Milano.
Il reato di voto di scambio politico-mafioso, come nel caso dell’assessore regionale Zambetti, viene accertato addirittura durante le indagini preliminari.
Ecco perché “scoprire” che è stata la politica a cercare i favori delle mafie, e non il contrario, e che un assessore regionale è stato eletto con i voti comprati dalla ‘ndrangheta, è purtroppo perfettamente in linea con quello che è accaduto in questi anni.
Credo che sia giunto il momento che ognuno si prenda le proprie responsabilità senza continuare a delegare alla magistratura quel compito di “pulizia” che, prima ancora che giudiziaria, è etica. Perché essere responsabili e fare il proprio dovere sono condizioni prime e necessarie per sconfiggere le mafie.
Le tradizionali famiglie malavitose di origine meridionale, sempre più saldamente radicate al territorio, hanno iniziato a gestire ed a sfruttare le zone di influenza, stringendo, dal punto di vista istituzionale, alleanze con spregiudicati gruppi politico-affaristici e, dal punto di vista economico, inserendosi nel campo imprenditoriale con illimitate disponibilità economiche.
Avvalendosi delle potenzialità fornite dalla prima piazza economico-finanziaria a livello nazionale, la ‘ndrangheta attua il riciclaggio e/o il reimpiego dei proventi derivanti dalla gestione, anche a livello internazionale, di attività illecite (traffico di sostanze stupefacenti, armi ed esplosivi, immigrazione clandestina, turbativa degli incanti…), inserendosi insidiosamente nel tessuto economico legale, grazie all’esercizio di imprese all’apparenza lecite (esercizi commerciali, ristoranti, imprese edili, di movimento terra…), della geografia regionale, con le diverse aree di influenza distribuite fra i vari clan. Così recita un passo dedicato alla “colonizzazione” della Lombardia da parte della ‘ndrangheta, che poi individua nell’hinterland sud-ovest del capoluogo lombardo.
Gli ’ndranghetisti arrivano al Nord ed anziché scegliere la metropoli si insediano nei paesini dell’hinterland per dare meno nell’occhio. Da lì avviano imprese edilizie, scaricano rifiuti, minacciano le giunte locali, organizzano rapimenti. Ma tutto inizia con la droga. Con i suoi 120.000 consumatori Milano è stata definita la capitale europea della cocaina: la polverina bianca circola in discoteche e feste private e viene venduta a Corso Como nel bel mezzo della movida milanese. Dietro questi traffici c’è quasi sempre la ’Ndrangheta. I proventi delle vendite non si fermano nelle loro tasche ma vengono investiti in imprese edilizie e appalti, che si traducono in contatti con la politica locale.
Fonte: “Le fondamenta della città”, Giuseppe Gennari
