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	<title>mondobenini</title>
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	<description>Il blog per chi studia, insegna, lavora all'Istituto Benini</description>
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		<title>VI CEDIAMO LA NOSTRA PANDA VERDE, di Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 06:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mitico sindaco di Cassinetta di Lugagnano scrive al Governo. La giornata può iniziare meglio, forse. buona lettura e buona giornata!
Egregi membri del Governo, perdonate questa mia informale lettera, che potrà apparire sarcastica, ma è in realtà molto meno irreale, molto più giusta e concreta e molto più vicina alle regole del buonsenso rispetto alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mitico sindaco di Cassinetta di Lugagnano scrive al Governo. La giornata può iniziare meglio, forse. buona lettura e buona giornata!</p>
<p>Egregi membri del Governo, perdonate questa mia informale lettera, che potrà apparire sarcastica, ma è in realtà molto meno irreale, molto più giusta e concreta e molto più vicina alle regole del buonsenso rispetto alle soluzioni per la crisi che state proponendo al paese.</p>
<p>Avete confezionato una manovra economica da 24 MLD di Euro. Ce lo chiede l’Europa. Ce lo chiede il mercato. Ce lo chiedono le banche.Ce lo chiedono le imprese. Ce lo chiedono tutti. Bene, bene…</p>
<p>Pare che gran parte dei tagli sarà riversata sugli enti locali, Regioni e Comuni. Questi ultimi, ve lo dico per esperienza ormai quasi decennale, sono già quasi al collasso.</p>
<p>Saranno lacrime e sangue. Servizi tagliati. Ticket sanitari. Tariffe in aumento. Blocco del rinnovo dei contratti per infermieri, insegnanti e tutti i dipendenti pubblici.</p>
<p>Nelle famiglie normali, quando si deve decidere cosa tagliare per arrivare a fine mese, per prima cosa si elimina il superfluo, e solo alla fine si arriva a ridurre da 80 a 50 grammi la porzione di pasta per ciascun componente.</p>
<p>Nelle famiglie normali, prima di tirare la cosiddetta cinghia e mettersi a dieta, per trovare 100 euro per una spesa di sopravvivenza, si metterebbe in vendita la seconda auto. E se fosse possibile andare a lavoro a piedi, in bici o con i mezzi pubblici, si metterebbe in vendita anche la prima. E se necessario si metterebbe in vendita pure il box…</p>
<p>Nelle famiglie normali. E in Italia? Nella grande famiglia di cui voi dovreste essere buoni padri di famiglia? I 24 MLD di euro necessari alla manovra, li state cercando tagliando anche le prime, le seconde, le terze…le millesime auto blu? No?</p>
<p>Alcuni giorni fa è circolata una notizia poi rivelatasi, pare, una bufala. Ovvero che l’entità della manovra che avete proposto e che tanto sta facendo dibattere il paese sarebbe stata quasi completamente coperta da un unico taglio: quello delle auto blu. In rete girava la notizia che le auto di rappresentanza sarebbero 629.120 e che ci costerebbero 21 MLD di euro all’anno. Spese dovute ad autisti, carburante, pedaggi autostradali, leasing e noleggio. In realtà, in questo calcolo erano computate tutte le auto di servizio, di tutti gli enti pubblici. Ambulanze e volanti comprese. </p>
<p>Ciononostante, credo che un sacrificio, anche solo simbolico, da parte vostra possa essere un buon modo per dare il classico esempio e dimostrare con i fatti che le facce tanto contrite, che si mostrano e ostentano in conferenza stampa quando si illustrano i tagli che dovranno subire gli italiani, sono sincere ed autentiche e che portano, appunto, anche ad… autolimitazioni.</p>
<p>La scorsa settimana, in occasione di una manifestazione pubblica contro la privatizzazione dell’acqua e la cementificazione del territorio, ho avuto modo di girare a piedi attorno ai palazzi della politica e sono rimasto davvero impressionato dalla quantità (e qualità!) di auto di rappresentanza. Centinaia di metri di carrozzerie lucide e vetri scuri. Centinaia di autisti con occhiali a specchio. E che sgommate!!!</p>
<p>Detto questo, lo confesso! Anche il Comune di Cassinetta di Lugagnano ha la sua Auto Blu. E’ una Panda Verde. La utilizziamo e guidiamo personalmente in tre. Io, il capo dell’ufficio tecnico e il messo comunale.</p>
<p>Però, e quì viene la nostra proposta, abbiamo deciso di metterla a vostra disposizione. Noi andremo in bici, a piedi, con i mezzi pubblici o con i nostri mezzi. Non è un grosso sacrificio. Anzi, le prime tre soluzioni fanno anche bene alla salute fisica o mentale.</p>
<p>Con grande dispiacere, ma vi cediamo la nostra Panda Verde. Per me è come una sorella! Ma ad un patto. Che voi rinunciate ad almeno una Lancia Thema con A/C e Frigobar.</p>
<p>Facciamolo. Un bel patto. Ma per una volta non lo chiamiamo con il nome di una pietanza, come spesso accade quando siglate accordi e alleanze varie di cui vi rendete protagonisti. Potremmo chiamarlo il Patto della Sobrietà. Suggellato da una NON CENA.</p>
<p>Sarà per noi un onore vedere al TG1 la nostra verde ammiraglia da 900cc, con la scritta COMUNE DI CASSINETTA DI LUGAGNANO, giungere a Palazzo Chigi. Fermarsi davanti al portone. Aprire le sue porte anteriori (ci sono solo quelle), ribaltare il sedile lato passeggero e far sgusciare fuori con un gesto sobrio ma elegante un sorridente Ministro del Governo o ancor meglio un supersorridente Presidente del Consiglio.</p>
<p>Sarebbe davvero un onore per tutti i cittadini italiani vedere finalmente i loro rappresentanti nelle istituzioni dare il buon esempio. Con speranza, saluto</p>
<p>Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano </p>
<p>P.S. Se la nostra (vostra) Panda Verde non dovesse partire al primo colpo, basta bisbigliargli all’orecchio sinistro, vicino al cruscotto, due semplici parole: Basta Cemento! Certi vizi ambientalisti sono duri a morire… </p>
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		<title>Un paese senza politica di Ernesto Galli Della Loggia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 10:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciao Seba,
ecco un articolo di Ernesto galli Della Loggia dal Corriere della Sera di oggi: è un pessimista? è un comunista? è di sinistra? è un nichilista? è un disfattista?
Sicuramente per ripartire, ci serve analizzare la situazione presente, chiamare le cose con il loro nome.
I tagli sono &#8220;tagli&#8221;.
Le persone che perdono il posto di lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Seba,<br />
ecco un articolo di Ernesto galli Della Loggia dal Corriere della Sera di oggi: è un pessimista? è un comunista? è di sinistra? è un nichilista? è un disfattista?<br />
Sicuramente per ripartire, ci serve analizzare la situazione presente, chiamare le cose con il loro nome.<br />
I tagli sono &#8220;tagli&#8221;.<br />
Le persone che perdono il posto di lavoro sono &#8220;le persone che perdono il posto di lavoro&#8221;.<br />
Il senso di insicurezza generale è &#8220;il senso di insicurezza generale&#8221;.<br />
Questo non significa non voler progettare un mondo migliore, né significa abbandonare le speranze.<br />
Ma prendere atto dello stato delle cose, senza abbassare mai la guardia, può ricordare a noi tutti che la democrazia, la giustizia e il benessere non sono scontati, che possono essere messi in discussione o addirittura in pericolo.<br />
Possiamo solo ripartire da noi, dal nostro senso della democrazia e dal nostro senso della giustizia e anche dai confini del &#8220;benessere&#8221;, che non è tale se è un prezzo per &#8220;l&#8217;altra parte del mondo&#8221;. L&#8217;altra parte del mondo potremmo diventare (siamo?) noi.<span id="more-591"></span></p>
<p>&#8220;Un paese senza politica&#8221;, Corriere della Sera 7 luglio 2010<br />
Quale sia davvero lo spirito del Paese dubito che possano dircelo i sondaggi. Meglio ascoltare se stessi e dare retta a quello che si avverte dentro e specialmente intorno a noi. C’è una sensazione che domina su tutte le altre, se non sbaglio: la sensazione che sono finiti i tempi felici. Fino a qualche tempo fa il Paese, pur con tutte le sue contraddizioni, appariva comunque orientato ad una visione positiva del proprio futuro. Aveva dei punti di riferimento sicuri. A cominciare da quelli fuori dei propri confini.</p>
<p>L’Occidente di cui facevamo parte era il luogo della libertà e della ricchezza, e ogni anno avevamo un po’ di più tanto dell’una che dell’altra. In entrambi i casi stando al riparo di una sicurezza collaudata e senza costi. Oggi ci sembra di scorgere quotidianamente i sintomi che non è più così. L’Occidente, l’Europa stessa, stanno pian piano svanendo. E con loro svanisce la sensazione di forza, quasi d’invincibilità, che per tanto tempo essi hanno incarnato. Compaiono al loro posto nuovi giganti mondiali che però avvertiamo lontanissimi da noi. Indifferenti ai modi nostri e alle nostre esigenze. E di nuovo, dopo decenni che non accadeva, soldati italiani muoiono combattendo in remote contrade, di nuovo senza molte speranze di vittoria.</p>
<p>In casa nostra i giorni e la vita dei tempi felici volevano dire una rete antica e tutto sommato affidabile di istituzioni che ne erano i punti fermi: la scuola, una banca, un ufficio postale, il municipio, il sindacato. Tutte cose che esistono ancora, naturalmente, ma senza più il senso, la certezza e l’autorevolezza di una volta. Non sappiamo bene perché, ma sentiamo che è così. La Chiesa e la famiglia stesse—questi due pilastri all’apparenza indistruttibili della soggettività e insieme delle collettività italiane — sono alle prese con forze corrosive che ne stanno alterando il profilo sociale e attutendone la voce. Insieme è finita — drammaticamente finita per sempre, ci dicono—la speranza di un lavoro ragionevolmente sicuro nel tempo.</p>
<p>Una fase decisiva di come l’Italia è diventata moderna, l’industrializzazione, sembra ormai giunta ad un compimento: interi settori produttivi sono scomparsi nell’ultimo ventennio mentre non si contano gli impianti, le fabbriche del Paese passati in mani straniere nel disinteresse generale. Ai fini del Pil forse non conta, ma a quelli dell’immaginario e del sentimento sì. È come se stesse cambiando sotto i nostri occhi la moralità di fondo del Paese e al medesimo tempo il valore del nostro stare insieme. Il moltiplicarsi senza freno dei casi di corruzione pubblica, di malversazione, di sperperi, non fa altro che rafforzare questo senso di un cambiamento che sa piuttosto di disgregazione. E per parlare di cose che sono simbolo di molte altre: da quanto tempo un libro, un film, un’architettura, una rappresentazione, insomma una cosa nuova pensata o fatta in Italia, non fa parlare di sé il mondo? Siamo dunque un Paese in declino? Meglio non dirlo. E forse non è neppure vero se si guarda a certi dati pure fondamentali. Ma senza dubbio siamo un Paese che sente di essere nel mezzo di un passaggio assai difficile della sua storia. E sente di affrontare questo passaggio senza guida, abbandonato agli eventi, al giorno per giorno. Nessuno è in grado di dirgli qualcosa circa il futuro che lo aspetta, che ci aspetta. Nessuno vuole o sa parlare alla sua mente e al suo cuore. Nessuno è capace di indicargli una via e una speranza. Ma che cos’è questo se non il compito della politica? Ecco allora il vero cuore duro della nostra crisi.</p>
<p>Ciò di cui l’Italia è oggi drammaticamente e specialmente priva è la politica. Non riusciamo a farci una ragione del presente e a vedere come affrontare il futuro perché ci manca la politica. La quale nella sua accezione più vera non significa altro che un progetto per la «città», un’idea del suo destino. Il discorso cade irrimediabilmente su chi soprattutto ha rappresentato la politica in tutti questi anni: su Berlusconi. Sarebbe sbagliato prima che ingiusto dire che egli non ha fatto, non ha realizzato nulla. Ma ciò che pure ha fatto, i cambiamenti tutto sommato positivi che egli ha contribuito a introdurre, i tentativi riformatori che pure ha cercato di mettere in opera, hanno mancato tutti su un punto decisivo. Berlusconi non è mai riuscito a iscriverli in un discorso generale rivolto a tutto il Paese, un discorso che fosse capace di parlare al suo animo, di comunicargli quel senso della sfida e quell’esigenza di mobilitazione che i tempi difficili richiedevano e richiedono. Se aveva un’idea d’Italia, di certo non si è mai curato di trasmetterla con qualche efficacia agli italiani. Egli è rimasto fino in fondo l’uomo di una parte, convinto forse che in ciò, alla fin fine, consistesse il suo vero ascendente sul proprio elettorato.</p>
<p>E così, più che espressione della politica in senso alto o dell’«antipolitica», come hanno sempre detto i suoi detrattori, alla fine egli si è ridotto ad essere (o ad apparire, il che è lo stesso) null’altro che l’uomo della non-politica. In numerosa compagnia, ahimè. La sua ormai lunga egemonia sul sistema politico, infatti, ha corrisposto alla — e si spiega con la —crisi perdurante e l’afasia politica di tutti i suoi oppositori. I quali mostrano di sapere solo parlare ossessivamente di lui e contro di lui, ma al di là di qualche banale genericità a base di «bisogna questo » e «bisogna quest’altro» — e naturalmente senza mai spiegare come o a spese di chi — non sanno andare. Sicché ormai il Paese ascolta anche l’opposizione nella più totale indifferenza, con un’alzata di spalle. Neppure da lei gli viene il racconto di qualche verità sgradevole, l’indicazione di una via difficile, una proposta nuova e ardita. Eppure nell’intimo della sua coscienza l’Italia avverte che questo solo sarebbe il modo per sperare di fare i conti con il mondo nuovo e aspro in cui essa è ormai entrata. Per farlo essa sarebbe anche disposta ad accettare medicine amare, se solo qualcuno gliene spiegasse però il senso e la necessità: se qualcuno le sapesse parlare di politica. Invece, come i malati avviati a una sorte rassegnata e infelice, essa si vede prescrivere solo degli zuccherosi placebo a base di nulla.</p>
<p>Ernesto Galli della Loggia<br />
07 luglio 2010</p>
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		<title>Tagli Tagli e ancora Tagli&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 09:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Musco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
In questi giorni molti alunni del Benini sono amareggiati poiché abbiamo scoperto che, purtroppo, la razionalizzazione della spesa che il Ministro Tremonti, e in qualche modo anche il Ministro Gelmini, avevano annunciato è stata attuata drasticamente.
35 persone tra insegnanti del Liceo, dell&#8217;Istituto Tecnico e del personale della segretaria non faranno più parte dell&#8217;organico del Benini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter" src="http://4.bp.blogspot.com/_4i3PSNS0Xxo/Sy-0h3Qn-QI/AAAAAAAAAmI/r5hWa-2_l1M/s200/forbici.gif" alt="" width="300" height="294" /></p>
<p>In questi giorni molti alunni del Benini sono amareggiati poiché abbiamo scoperto che, purtroppo, la razionalizzazione della spesa che il Ministro Tremonti, e in qualche modo anche il Ministro Gelmini, avevano annunciato è stata attuata drasticamente.<br />
35 persone tra insegnanti del Liceo, dell&#8217;Istituto Tecnico e del personale della segretaria non faranno più parte dell&#8217;organico del Benini per il prossimo anno..<br />
Scoprire che molte persone, in particolare una nostra insegnante che da due anni vedevamo quasi quotidianamente insegnare matematica nelle nostre classi, non permarranno più ci ha fatto rimanere basiti.<br />
Il dispiacere da parte di noi alunni è enorme e cercheremo, facendo il più possibile, di far restare un&#8217;eccellente insegnante, e non solo, tra di noi!!<br />
Ovviamente il pensiero e il dispiacere è rivolto a tutte quelle persone che sono state &#8220;toccate&#8221; dalla riforma&#8230;a tutti coloro che saranno costretti a trasferirsi, a compiere sacrifici, ecc&#8230;</p>
<p>Gli alunni di 3^B MERCURIO e 2^B Igea (A.S. 2009/2010)</p>
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		<title>Un nostro prof garibaldino</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 16:02:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione del 150° anniversario  dell’ Unità d’Italia  il gruppo storico risorgimentale di Melegnano, di cui fa parte il nostro insegnante in pensione  Alfonso Rocca , si è recato a Palermo per rievocare lo sbarco dei Mille in Sicilia e per ripetere il  percorso dell’esercito garibaldino da Marsala a Palermo durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del 150° anniversario  dell’ Unità d’Italia  il gruppo storico risorgimentale di Melegnano, di cui fa parte il nostro insegnante in pensione  Alfonso Rocca , si è recato a Palermo per rievocare lo sbarco dei Mille in Sicilia e per ripetere il  percorso dell’esercito garibaldino da Marsala a Palermo durante la seconda Guerra di Indipendenza. </p>
<p><div id="attachment_576" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><br />
(cliccare sulla foto per ingrandirla)<br />
<a href="http://www.istitutobenini.eu/blog/wp-content/uploads/2010/06/GARIBALDINI11-001.jpg"><img src="http://www.istitutobenini.eu/blog/wp-content/uploads/2010/06/GARIBALDINI11-001-300x162.jpg" alt="" title="GARIBALDINI11 001" width="300" height="162" class="size-medium wp-image-576" /></a></p>
<p><p class="wp-caption-text">Il gruppo storico risorgimentale di Melegnano con il giornalista Daverio che ha curato la diretta su Rai 3; il prof. Rocca è il secondo da sinistra</p></div><a href="http://www.istitutobenini.eu/blog/wp-content/uploads/2010/06/garibaldini2-001-.jpg"><img src="http://www.istitutobenini.eu/blog/wp-content/uploads/2010/06/garibaldini2-001--300x183.jpg" alt="I &#039;garibaldini&#039; melegnanesi sfilano davanti al teatro Politeama di Palermo " title="garibaldini2 001" width="300" height="183" class="aligncenter size-medium wp-image-577" /></a></p>
<p>I  &#8216;garibaldini&#8217; melegnanesi sfilano davanti al teatro Politeama di Palermo</p>
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		<title>MEDIOCRITA&#8217; AZZURRA SPECCHIO DEL PAESE. di MASSIMO GRAMELLINI, La Stampa, lunedì 21 giugno 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 05:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fra coloro che ieri davanti alla tv imputavano a Marcello Lippi di aver assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri c’erano molti italiani che nella vita di tutti i giorni purtroppo si comportano allo stesso modo.
Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra coloro che ieri davanti alla tv imputavano a Marcello Lippi di aver assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri c’erano molti italiani che nella vita di tutti i giorni purtroppo si comportano allo stesso modo.</p>
<p>Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al talento, l’affidabilità all’estro e il passo del pedone alla mossa del cavallo. Intervistati, risponderebbero anche loro come Lippi: «Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno». Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra: è così rassicurante passeggiare splendidi e solitari in mezzo ai cespugli, lodandone l’ordine perfetto e la silente graziosità.</p>
<p>L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra».Maè zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince. Eppure la storia insegna che il capo viene tradito dai mediocri, mai dai talenti. I quali sono più difficili da gestire, ma se motivati nel modo giusto, metteranno a disposizione del leader la propria energia. La Nazionale di Lippi assomiglia alla Nazione non perché è vecchia, ma perché privilegia, appunto, i mediocri. Averli avuti ieri in panchina, certi vecchi! Contro i goffi neozelandesi sarebbe servito più un quarto d’ora di Totti o di Del Piero che una vita intera di Iaquinta, Pepe e Di Natale, tre bravi figli che, con tutto il rispetto, se hanno giocato anni e anni nell’Udinese, una ragione ci dovrà pur essere. I pochi campioni veri, da Buffon a Pirlo, sono zoppi. Oppure vecchie glorie che si rifiutano di andare in pensione, come l’imbarazzante Cannavaro che ha più o meno l’età di Altafini e forse avrebbe fatto meglio a presentarsi in Sudafrica anche lui nelle vesti di commentatore.</p>
<p>C’è, naturalmente, anche la questione dei giovani. La follia antistorica di questa Nazionale e di questa Nazione non consiste tanto nel continuare a lasciar fuori i Cassano, ma i Balotelli. Non i talenti troppo a lungo incompresi o compresi solo a metà, ma quelli ancora acerbi che chiedono solo un’occasione per sfondare e, non ricevendola, spesso emigrano in cerca di fortuna. Balotelli è il loro simbolo e non solo per via del colore della pelle, che ne fa l’italiano di domani. Lo è perché a vent’anni ha già vinto Champions e scudetti, e ha un fisico e un talento che ne fanno un predestinato, imparagonabile agli smunti replicanti dell’attacco azzurro. Eppure per lui non si è trovato un posto neppure nel retrobottega. Mi rifiuto di credere che un capufficio dell’esperienza di Lippi non sappia riconoscere la differenza fra un fuoriclasse potenziale come Balotelli e i bravi mestieranti che si è portato appresso. Ma il successo rende sordi al buonsenso. Ci si illude di poter vincere meglio da soli, muovendo pedine inerti sulla scacchiera. Poi quelle pedine si rivelano di burro e alla fine ci si ritrova soli, con un po’ di unto fra le dita.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera al Ministro Gelmini</title>
		<link>http://www.istitutobenini.eu/blog/?p=572</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 12:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucky</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.istitutobenini.eu/blog/?p=572</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
La lettera circola da tempo in rete ed è firmata.
Gentile Ministro Gelmini,
l&#8217;altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in
cui dichiarava che l&#8217;ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un
privilegio, sono rimasta basita.
Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell&#8217;educazione, non era
necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo.<br />
La lettera circola da tempo in rete ed è firmata.<br />
Gentile Ministro Gelmini,</p>
<p>l&#8217;altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in<br />
cui dichiarava che l&#8217;ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un<br />
privilegio, sono rimasta basita.</p>
<p>Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell&#8217;educazione, non era<br />
necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre<br />
corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta<br />
combinando alla scuola statale.</p>
<p>Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed<br />
io no.</p>
<p>Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è<br />
abilitata in &#8220;zona franca&#8221; (quel di Reggio Calabria), perché più<br />
facile (come da lei con un&#8217;ingenuità e candore imbarazzante<br />
affermato), lo si poteva supporre.</p>
<p>E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto, e poi<br />
parliamo d&#8217;educazione.<span id="more-572"></span></p>
<p>L&#8217;astensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza<br />
motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile<br />
previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di<br />
me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri.</p>
<p>Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i<br />
tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte<br />
retribuiti integralmente.</p>
<p>Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro<br />
l&#8217;anno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold<br />
Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un<br />
privilegio, è un&#8217;eresia.</p>
<p>Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate,<br />
tatine, nido &#8220;aziendale&#8221; al ministero, ma LA GENTE NORMALE, che lei<br />
dice di comprendere, ha a che fare con file d&#8217;attesa interminabili per<br />
nidi insufficienti e costi per babysitter superiori a quelli della<br />
propria retribuzione.</p>
<p>Voglio dirle una cosa però, consapevole che le mie affermazioni<br />
susciteranno più clamore delle sue, DA PEDAGOGISTA E DA ESPERTA,<br />
affermo che fruire dell&#8217;astensione OBBLIGATORIA oltre che un DIRITTO è<br />
anche un DOVERE, prima di tutto morale e poi anche sociale.</p>
<p>Come vede ho più volte sottolineato la parola OBBLIGATORIA, che già di<br />
per se dovrebbe suggerirle qualcosa.</p>
<p>Ma preferisco spiegarmi meglio, anche se è necessaria una piccola<br />
premessa doverosa.</p>
<p>Lei come tante donne, crede che l&#8217;essere madre, anche se nel suo caso<br />
da pochi giorni, le dia la competenza per parlare e pontificare su<br />
educazione e sviluppo del bambino, ai quali grandi studiosi hanno<br />
dedicato anni e anni di studio.</p>
<p>In realtà, per dibattere sulla pedagogia, oggi chiamata più<br />
propriamente SCIENZE DELL&#8217;EDUCAZIONE, bisogna avere competenze<br />
specifiche, che dalle sue dichiarazione lei non sembra possedere.</p>
<p>Le potrei parlare della teoria sull&#8217;attaccamento di Bowlby, dell&#8217;<br />
imprinting, e di etologia, ma non voglio confonderle le idee e quindi<br />
ricorro ad esempi più accessibili.</p>
<p>Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di<br />
tutte le specie non si allontanano dai cuccioli e dedicano loro<br />
attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge<br />
specifica relativa agli umani, ma della natura tutta.</p>
<p>Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta<br />
di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE<br />
CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA.</p>
<p>Sbaglia chi crede che l&#8217;arrivo di un figlio, non comporti cambiamenti<br />
nella propria vita.</p>
<p>Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da<br />
togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del<br />
proprio tempo.</p>
<p>Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che<br />
dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura.</p>
<p>Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza<br />
autostima e con poca sicurezza di sé.</p>
<p>Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data<br />
abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi<br />
mesi di vita.</p>
<p>L&#8217;idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad<br />
esempio tra un seno materna e un biberon della tata, è solo nostra.</p>
<p>Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o<br />
che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno<br />
dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere<br />
bene, come quando in gravidanza assumevamo l&#8217;acido folico, per<br />
prevenire la &#8220;spina bifida&#8221;.</p>
<p>I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno.</p>
<p>L&#8217;idea, che se piangono non si devono prendere in braccio &#8220;perché si<br />
abituano alle braccia&#8221;, è un luogo comune.</p>
<p>Le &#8220;abitudini&#8221; arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto amore.</p>
<p>Non è un caso che studi recenti, riabilitano il cosleeping, (dormire<br />
nel lettone) e i migliori pediatri sostengono la scelta<br />
dell&#8217;allattamento a richiesta.</p>
<p>Il volere educare i bambini inquadrandoli come soldati, già dai primi<br />
giorni di vita, non solo é antisociale, perché una generazione<br />
cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere<br />
inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle<br />
più elementari regole umane e naturali.</p>
<p>Poi è anche vero che per molte donne, tornare a lavorare subito dopo<br />
il parto sia una necessità assoluta.</p>
<p>Ma per questo problema dovrebbe intervenire adeguatamente lo Stato e<br />
non certo con affermazioni come le sue.</p>
<p>Mi rendo conto che il suo lavoro le permette di lasciare la bambina,<br />
rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la<br />
necessità) e tornare con comodo da sua figlia.</p>
<p>Ma ci sono lavori che richiedono tempi e una fatica fisica e mentale<br />
che lei non conosce. Tempo che sarebbe inevitabilmente tolto ad un<br />
neonato che ha bisogno di una mamma &#8220;fresca&#8221;, che gli dedichi la<br />
massima attenzione.</p>
<p>Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder<br />
Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovraffaticamento.</p>
<p>E non è vero che è importante la qualità e non la quantità:</p>
<p>* perché la qualità del tempo di una mamma da pochi giorni, che<br />
rientra nel tritacarne della routine quotidiana, aggiungendo il carico<br />
della gestione di un neonato, può essere compromessa.</p>
<p>* perché un bambino non dovrebbe scegliere tra qualità e quantità,<br />
almeno nei primi mesi, dovrebbe disporre di entrambe le cose.</p>
<p>Per non parlare poi del fatto, che se un genitore non può permettersi<br />
qualcuno che tenga il bambino nella propria casa, nel corso degli<br />
spostamenti, lo espone, con un bagaglio immunologico ancora carente,<br />
alle intemperie o alle inevitabili possibilità di contagio presenti in<br />
un nido.</p>
<p>Infatti, è scientificamente provato che i bambini, che vanno al Nido<br />
troppo presto, o che non vengono allattati al seno, sono più soggetti<br />
ad ammalarsi, con danno economico sia per le famiglie che per il<br />
sistema sanitario.</p>
<p>Poi per carità, si può obiettare, che ci sono bambini che si ammalano<br />
anche in casa, o come succede anche ai bambini allattati al seno, ma è<br />
come dire ad un medico, che giacché si è avuto un nonno fumatore<br />
campato 100 anni, non è vero che il fumo fa male.</p>
<p>Bisogna dunque incentivare i comportamenti da genitore virtuoso, anche<br />
con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma<br />
si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla<br />
prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza.</p>
<p>E allora le domando Ministro, di svolgere il suo ruolo importante<br />
istituzionale con maggiore serietà, cercando di evitare affermazioni<br />
fuori luogo come questa, o come quella secondo cui &#8220;studiare non è poi<br />
così importante&#8221;, prendendo Renzo Bossi come esempio.</p>
<p>Si dovrebbe impegnare di più nell&#8217;analisi dei problemi, per evitare<br />
valutazioni errate e posizioni dannose per lei, per gli altri e per il<br />
paese.</p>
<p>Perché forse qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo<br />
era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane<br />
ministro senza competenze specifiche, &#8220;non poteva arrecare grossi<br />
danni&#8221;, soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei<br />
con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta<br />
contribuendo a minare il futuro di un&#8217;intera generazione.</p>
<p>Un&#8217;ultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un<br />
politico, la usi con maggiore pudore questa parola.</p>
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		<title>Lettera a Tremonti</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 17:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucky</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sta facendo il giro del web la lettera scritta al ministro Tremonti da Mila
Spicola, professoressa di una scuola media di Palermo. Una dura accusa sulle
proibitive condizioni in cui un insegnante è costretto a lavorare ogni
giorno. In una scuola dove &#8220;non c&#8217;è carta igienica per i ragazzi, sapone nei
bagni&#8221; e il riscaldamento è a singhiozzo. Dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sta facendo il giro del web la lettera scritta al ministro Tremonti da Mila<br />
Spicola, professoressa di una scuola media di Palermo. Una dura accusa sulle<br />
proibitive condizioni in cui un insegnante è costretto a lavorare ogni<br />
giorno. In una scuola dove &#8220;non c&#8217;è carta igienica per i ragazzi, sapone nei<br />
bagni&#8221; e il riscaldamento è a singhiozzo. Dove non ci sono più insegnanti di<br />
sostegno per gli alunni disabili. &#8220;Molti sanno che lei ha tolto ben 8<br />
miliardi all&#8217;istruzione pubblica&#8221;, scrive Mila al ministro dell&#8217;Economia.<br />
Perché gli sprechi andavano tagliati. Ma è stato considerato spreco<br />
&#8220;recuperare i bambini con difficoltà, e quindi via le compresenze, oppure<br />
studiare l&#8217;italiano, quindi via due ore&#8221;. Ai tagli fatti &#8220;con la furia di un<br />
boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane&#8221;, Mila non ci sta. C&#8217;è la<br />
crisi, ma la soluzione non può essere &#8220;ammassare più alunni di quanti<br />
un&#8217;aula può contenerne, visto che questo vuol dire violare la legge&#8221;. Perché<br />
invece non destinare alla scuola pubblica parte dei 25 miliardi assegnati<br />
alle spese militari? Questa una delle proposte con cui Mila conclude la<br />
lettera, che pubblichiamo integralmente.<span id="more-565"></span></p>
<p><!--more-->Ministro Tremonti,</p>
<p>lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo<br />
guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti<br />
italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime<br />
scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti<br />
un&#8217;aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme<br />
violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici<br />
scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8<br />
miliardi all&#8217;istruzione pubblica. &#8220;C&#8217;erano tanti sprechi e siamo in tempi di<br />
crisi, bisogna razionalizzare&#8221;, saggia e incontrovertibile affermazione.<br />
Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25<br />
miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a<br />
classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro<br />
mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora<br />
non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.</p>
<p>Mettiamoci d&#8217;accordo. C&#8217;è la crisi o no? Un giorno c&#8217;è, un giorno non c&#8217;è,<br />
un giorno è un &#8220;anatema psicologico delle sinistre&#8221; e l&#8217;altro giorno<br />
&#8220;dobbiamo fare sacrifici&#8221;. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono<br />
arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando,<br />
nell&#8217;agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola<br />
pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l&#8217;italiano,<br />
e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi<br />
via un&#8217;ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per<br />
riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i<br />
bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho<br />
scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze<br />
in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro<br />
ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha<br />
distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo<br />
pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il<br />
polmone del nostro futuro. Quelle due ore d&#8217;italiano e le compresenze<br />
servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a<br />
supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30,<br />
33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola<br />
certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la<br />
strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci<br />
sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.</p>
<p>C&#8217;è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione<br />
riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e<br />
istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non<br />
era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano<br />
altri, non certo questi.</p>
<p>Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi<br />
soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. &#8220;Facessero una colletta i<br />
genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro&#8221;. Alla voce vedi sopra.<br />
&#8220;Qualche centinaio di euro è nulla&#8221;, ma non c&#8217;era la crisi? Nella mia<br />
regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E<br />
dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della<br />
periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie<br />
d&#8217;Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di<br />
colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi,<br />
incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti<br />
mortali e le capriole all&#8217;indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è<br />
l&#8217;unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a<br />
lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi,<br />
nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi<br />
quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta<br />
scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si<br />
alza la saracinesca comunque e si fa l&#8217;appello tutte le mattine.</p>
<p>Però sa cosa c&#8217;è? C&#8217;è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando<br />
molto, ma l&#8217;illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e<br />
la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha<br />
comportato l&#8217;impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze,<br />
adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque<br />
le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono<br />
la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di<br />
lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di<br />
farlo in una scuola ammuffita, con l&#8217;acqua che filtra, senza vetri (lei mi<br />
dirà : si rivolga all&#8217;amministrazione comunale), posso sopportare di non<br />
avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a<br />
singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con<br />
gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di<br />
carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io<br />
insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state<br />
tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.</p>
<p>E allora mi dica lei qual è il diritto all&#8217;istruzione negata del mio alunno<br />
disabile? Qual è il diritto all&#8217;attenzione precipua negata ai 4 bimbi con<br />
problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E&#8217;<br />
una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei<br />
compagni? Non hanno diritto alla &#8220;normalità&#8221;? E poi viene la ministra<br />
Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in<br />
fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa<br />
vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola.<br />
L&#8217;inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. &#8220;Si rivolga al<br />
Comune&#8221; dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti<br />
i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le<br />
manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti&#8230; manco la<br />
Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com&#8217;è a<br />
salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la<br />
bocca di frasi assurde sul come l&#8217;Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi:<br />
ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253<br />
alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce<br />
ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di<br />
lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè.<br />
Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo<br />
stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.</p>
<p>Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci<br />
abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi<br />
siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l&#8217;illegalità Egregio<br />
ministro. L&#8217;illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non<br />
in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l&#8217;unico baluardo<br />
dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio<br />
rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante<br />
non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i<br />
cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti<br />
italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le<br />
regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come &#8220;comunità&#8221;, come<br />
&#8220;solidarietà&#8221;, come &#8220;eguaglianza&#8221;, come &#8220;fraternità&#8221;.</p>
<p>Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo<br />
insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo<br />
sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da<br />
classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini<br />
di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto.<br />
Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa<br />
domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche<br />
genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?</p>
<p>Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola<br />
pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un<br />
anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i<br />
monumenti culturali dell&#8217;Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e<br />
con l&#8217;istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne<br />
vergogni.</p>
<p>Mila Spicola, professoressa</p>
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		<title>&#8220;Se i baroni difendono se stessi&#8221; di Marco Simoni</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 06:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[In molti settori si profila uno scontro tra generazioni. Come uscirne? Pubblico questo articolo che mi ha incuriosito.
&#8220;È istruttivo il dibattito scaturito dalla proposta del Pd – contenuta in un documento più articolato – di anticipare l’età del pensionamento per i professori universitari a 65 anni. Tutti gli interessati, al momento, appaiono contrari, da ultimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In molti settori si profila uno scontro tra generazioni. Come uscirne? Pubblico questo articolo che mi ha incuriosito.</p>
<p>&#8220;È istruttivo il dibattito scaturito dalla proposta del Pd – contenuta in un documento più articolato – di anticipare l’età del pensionamento per i professori universitari a 65 anni. Tutti gli interessati, al momento, appaiono contrari, da ultimo sull’Unità Michele Ciliberto. In fondo, perché dovremmo aspettarci qualcosa di diverso da chi porta la responsabilità collettiva della gestione dell’università italiana, scomparsa dalle graduatorie internazionali, con la più alta età media dei docenti d’Europa, un sistema che spinge migliaia (migliaia) di studiosi a cercare lavoro all’estero senza avere la capacita di attrarre praticamente nessuno studioso da altri paesi?</p>
<p>A parte i soliti politici, utilissimi capri espiatori, sarebbe ora che anche i rappresentanti autorevoli di altre classi dirigenti italiane iniziassero a riconoscere le proprie responsabilità collettive per i destini dell’istituzione di cui fanno parte, e iniziare da esse a svolgere il proprio ragionamento. Invece, i contrari alla proposta – che non ho fatto io e quindi non sta a me difendere nella sua completezza – tipicamente non discutono nel merito, ma parlano d’altro. Ciliberto si lamenta dell’assenza di una riflessione articolata sulle cause della sperequazione intergenerazionale che caratterizza l’Italia. Purtroppo si è documentato male, perché esiste una piccola, ma precisa, letteratura che spiega le ragioni politiche ed economiche che hanno condotto la sua generazione a scaricare sulle successive i debiti economici contratti quando erano giovani, e i cambiamenti organizzativi necessari a fronteggiare la globalizzazione.</p>
<p>Si tratta un gigantesco problema distributivo e di equità, che Ciliberto sostanzialmente nega, che accomuna tutte le classi sociali inasprendo differenze socio-economiche di altra natura e cancellando qualsiasi speranza di mobilità sociale. Secondo me sarebbe necessaria maggiore prudenza specialmente da chi – professore ordinario in una delle principali università italiane – oggettivamente condivide la responsabilità per la situazione in cui si trova l’Italia di oggi, e in cui si trova la sua università. Ciliberto è contrario alla proposta di pensione a 65 anni perché «è la “tradizione” che ci tiene nella storia, e … questo vale anche &#8211; e soprattutto &#8211; per l’ Università». <span id="more-562"></span></p>
<p>Questa argomentazione è la tesi regina di tutti i conservatorismi: la tutela di tradizioni di cui gli anziani sono vestali. Si tratta di una espressione impossibile da confutare perché si tratta di un atto di fede: potrebbe dirsi specularmente che è il cambiamento a tenerci nella storia. Ma si tratta in entrambi i casi di giaculatorie inutili, buone solo a offuscare la possibilità di un ragionamento trasparente. Nella università dove insegno attualmente, forse la principale istituzione europea di politica ed economia, tutti vanno in pensione a 65 anni. Questo non significa perdere alcun patrimonio. I professori emeriti per davvero, che non solo tali in virtù dell’esercizio di un vuoto potere accademico, ma in virtù del loro contributo intellettuale, ricevono naturalmente richieste di continuare a insegnare le loro materie, “a contratto”.</p>
<p>Inoltre, per chi ami davvero il lavoro di ricerca e insegnamento, è un sollievo essere dispensati da noiosi senati accademici, consigli di facoltà e commissioni di concorso. La ratio di questa norma non ha nulla di “punitivo”, semplicemente si ritiene che a occuparsi del futuro – ossia assunzioni, programmazione, amministrazione – è bene che siano persone con una maggiore prospettiva davanti. In media, diciamo, persone tra i 40 e i 65 anni, non certo dei ragazzini. Il secondo punto che non si può ignorare è che la situazione dell’università italiana è da disastro epocale, ed è una delle fonti primarie del declino italiano degli ultimi vent’anni. Non solo migliaia e migliaia di italiani vanno a studiare altrove, non solo le università straniere sono piene di studiosi eccellenti che non riceverebbero da noi nemmeno una borsa di collaborazione, ma l’università ha perso ogni traccia di rispetto sociale.</p>
<p>È affondata nella gestione feudale che nel migliore dei casi produce studiosi conformisti, nel peggiore produce documentati nepotismi, intere facoltà di proprietà di clan familiari. Negare la necessità di uno shock nella situazione data, equivale a negare la sua gravità estrema. La sostanza è che la principale controindicazione ad anticipare la pensione a 65 anni è un comprensibile amore per il potere di chi lo detiene e lo perderebbe. L’autorevolezza, invece, non si acquisisce con la prepotenza e la formalità di un titolo, e non teme la pensione.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>A.T.A. Ufo Robot</title>
		<link>http://www.istitutobenini.eu/blog/?p=558</link>
		<comments>http://www.istitutobenini.eu/blog/?p=558#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 16:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vetro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[ata]]></category>
		<category><![CDATA[organigramma]]></category>

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		<description><![CDATA[Consultando il sito istituzionale dell&#8217;Istituto ho constatato più volte, a parte un paio di allegati, l&#8217;assenza di spazi dedicati al personale ATA: link istituzionali, aggiornamenti, graduatorie, bandi e concorsi&#8230;
Contratto e mansionario, titolari degli incarichi aggiuntivi e quant&#8217;altro omesso online &#8211; pur essendo la maggior parte dei dettagli pubblicati &#8220;fisicamente&#8221; ognuno sulla relativa bacheca &#8211; non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consultando il sito istituzionale dell&#8217;Istituto ho constatato più volte, a parte un paio di allegati, l&#8217;assenza di spazi dedicati al personale ATA: link istituzionali, aggiornamenti, graduatorie, bandi e concorsi&#8230;</p>
<p>Contratto e mansionario, titolari degli incarichi aggiuntivi e quant&#8217;altro omesso online &#8211; pur essendo la maggior parte dei dettagli pubblicati &#8220;fisicamente&#8221; ognuno sulla relativa bacheca &#8211; non aiuterebbe a «muoversi» meglio all&#8217;interno dell&#8217;Istituto (non solo agli stessi ATA ma anche a docenti e studenti)?</p>
<p>Invece, negli ultimi 2-3 anni, non è stato nemmeno aggiornato l&#8217;organigramma&#8230;</p>
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		<title>Putignano (Bari): il liceo non ha i soldi per la maturità «Paghino le famiglie»</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 18:26:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL PRESIDE: SERVONO 47.500 EURO, DALLO STATO NE ARRIVERANNO SOLO 30 MILA
Il liceo non ha i soldi per la maturità «Paghino le famiglie». Chiesti 145 euro a studente per i commissari d&#8217;esame
ROMA — Il problema è questo, così come lo racconta Pietro Gonnella, preside del liceo scientifico «Majorana» di Putignano. Per pagare i dodici commissari d’esame [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>IL PRESIDE: SERVONO 47.500 EURO, DALLO STATO NE ARRIVERANNO SOLO 30 MILA</h3>
<p>Il liceo non ha i soldi per la maturità «Paghino le famiglie». Chiesti 145 euro a studente per i commissari d&#8217;esame</p>
<h3><span style="font-weight: normal;font-size: 13px">ROMA — Il problema è questo, così come lo racconta Pietro Gonnella, preside del liceo scientifico «Majorana» di Putignano. Per pagare i dodici commissari d’esame (più nove interni) alla maturità che inizia fra due settimane, servono 47.500 euro. Dal ministero della Pubblica istruzione ne arriveranno 30mila. Ne mancano 17mila e 500. «Negli anni scorsi— dice Gonnella — abbiamo pagato le indennità di funzione e di trasferta dei professori sottraendo fondi ad altre destinazioni. Ma stavolta in cassa non ho più niente. Equitalia ha perfino chiesto il pignoramento perché non abbiamo versato la tassa dei rifiuti». E allora? Allora, venerdì il Consiglio d’istituto del «Majorana» ha deliberato di invitare le famiglie dei 127 studenti a versare 145 euro a testa che serviranno a dare ai commissari ciò che a loro spetta. Spiega Gonnella: «Qui si tratta di non far innervosire i commissari con l’idea che saranno pagati in ritardo. Alla maturità, si sa, i ragazzi hanno bisogno di comprensione&#8230;».</span></h3>
<p>Putignano, provincia di Bari, ha 28mila abitanti ed è nota per il suo antico Carnevale. Nelle sue strade si discute la proposta del concittadino Gonnella, docente di materie letterarie e latino, preside del «Majorana» dal 1992, prossimo pensionato. Secondo la deliberazione del Consiglio d’istituto, appena il ministero salderà la differenza fra anticipo e cifra necessaria a pagare i professori a fine esami, le famiglie verrebbero rimborsate. Un prestito, insomma. Che però non sarà onorato con certezza. Perché — racconta lo stesso Gonnella — dall’anno 2004 il ministero non distribuisce più il saldo degli esami di Stato: tutto si esaurisce con l’anticipo e poi resta un problema delle scuole: «Unica eccezione, l’anno 2009, quando il saldo arrivò, circa 5 mesi dopo la conclusione degli esami » . La «Majorana» vanta un credito nei confronti del ministero, soltanto per i compensi ai commissari d’esame, di 50mila euro. Per i commissari della maturità l’indennità di funzione è di 1.200 euro lordi, quella di trasferta fra i 600 e i 2.000 euro, secondo il luogo da cui si muovono.</p>
<p>Dal ministero della Pubblica Istruzione, la reazione all’iniziativa di Putignano è molto dura. Lo staff del ministro Gelmini comunica che le verifiche sulla vicenda saranno effettuate oggi. Precisa che «è illegittimo da parte delle scuole chiedere soldi alle famiglie, a qualsiasi titolo» e che «se qualche preside vuol fare politica, dovrebbe candidarsi alle elezioni». Ricordano anche, da viale Trastevere: «L’ultima volta che un preside (liceo «Keplero» di Roma) ha denunciato di avere finito i fondi e di non poter quindi organizzare i corsi di recupero, abbiamo scoperto che c’erano 50mila euro in cassa&#8230;». E infine: «Se una scuola ha problemi di bilancio può rivolgersi all’Ufficio scolastico provinciale, che erogherà le somme necessarie». In realtà, da Putignano affermano che lo scorso Natale il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale inviò una lettera al ministero per ricordare che le scuole della provincia di Bari e della nuova Provincia Barletta-Andria-Trani vantano un totale di 50 milioni di crediti dall’amministrazione centrale.</p>
<p>Gli studenti del «Majorana» si sono riuniti in assemblea sabato. Per ora, hanno deciso che faranno il «prestito» tutte le famiglie, o non lo farà nessuna. «Siamo in attesa — dice il preside Gonnella —. Certo, se i commissari non saranno pagati e non saranno sereni, i ragazzi non potranno dare la colpa a noi. Li avevamo avvisati&#8230;».</p>
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