mondobenini


6 maggio 2008

Categoria: Generale – Anna – 21:11

Oggi a scuola un Signore che a mio dire con una grande forza ci ha voluto raccontare la sua storia… una storia che sembra inverosimile una cs impensabile…è il signor Nedo Fiano, nato il 22 aprile 1925, al momento della promulgazione delle leggi razziali
viveva a Firenze. Venne arrestato da italiani il 6 febbraio del 1944, rinchiuso nel carcere di Firenze, quindi da lì condotto al campo di Fossoli. Deportato ad Auschwitz il 16 maggio del 1944 assieme alla sua famiglia (11 persone in tutto), fu l’unico superstite. Fu liberato a Buchenwald, dove le SS in fuga lo avevano trasferito alla fine della guerra.

«Ciò che ha connotato tutta la mia vita è stata la mia deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con me ad Auschwitz finì tutta la mia famiglia, vennero sterminati tutti. A diciotto anni sono rimasto orfano e quest’esperienza così devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita».


sulla pelle porta tatuato un numero A5405 segno indelebile nella memoria, quella stessa memoria che si impegna da decenni a trasmettere, in particolare alle giovani generazioni. A noi giovani che di queste cose ne sentiamo parlare ma che neanche lontanamente immaginiamo che siamo superficiali e pensiamo che tutto ci sia dovuto, che se una cosa non ci piace la si butta e la mamma ce ne fa un altra qundo per loro un piccolo pezzo di pane era una benedizione. E’ vero stiamo crescendo in tempi diversi ma non dobbiamo dimenticare che tutto questo nn è successo molto tempo fa che abbiamo ancora persone coraggiose che c raccontano per aiutarci a immaginare quello che una volta era la loro realtà di vita.

e molti di noi oggi nn hanno fatto oltre che lanciare un segno d MALEDUCAZIONE nei confronti d chi ha sofferto davvero che li c’era che sa cs vuol dire avere freddo, avere fame, sentire la paura di MORIRE augurarsi che tutto finisca il prima possibile anche se opni girono che passava la speranza via via andava sparendo…e molti di noi oggi al suono della campanella si sn alzati come se sentire quest’uomo raccontare una “storia” fosse una tortura. vorrei solo dire a gran voce SUPERFICIALI!!

io spero solo che una cosa del genere non debba mai più ripetersi, che la guerra non ci piombi mai addosso. ma qst persone un giorno non ci saranno più e sta a noi ricordarle e ricordare la loro storia aiutandoci cn i libri, cn la memoria con quello che ci è stato dato e trasmesso…

stringere la mano a questo singnore è stato un onore e mi ha fatto capire che c sono cose più importanti nella vita di tutti i vizi che c concediamo e che c vengono concessi. e vedere quella casacca li a strsce nere e bianche fa effetto perchè non è stata un costume per recitare un film NO è stato l’unico indumento di un UOMO che è riuscito a sopravvivere.