mondobenini


18 giugno 2010

Lettera al Ministro Gelmini

Categoria: Generale – Lucky – 14:44

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
La lettera circola da tempo in rete ed è firmata.
Gentile Ministro Gelmini,

l’altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in
cui dichiarava che l’ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un
privilegio, sono rimasta basita.

Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell’educazione, non era
necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre
corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta
combinando alla scuola statale.

Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed
io no.

Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è
abilitata in “zona franca” (quel di Reggio Calabria), perché più
facile (come da lei con un’ingenuità e candore imbarazzante
affermato), lo si poteva supporre.

E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto, e poi
parliamo d’educazione.

L’astensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza
motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile
previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di
me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri.

Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i
tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte
retribuiti integralmente.

Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro
l’anno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold
Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un
privilegio, è un’eresia.

Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate,
tatine, nido “aziendale” al ministero, ma LA GENTE NORMALE, che lei
dice di comprendere, ha a che fare con file d’attesa interminabili per
nidi insufficienti e costi per babysitter superiori a quelli della
propria retribuzione.

Voglio dirle una cosa però, consapevole che le mie affermazioni
susciteranno più clamore delle sue, DA PEDAGOGISTA E DA ESPERTA,
affermo che fruire dell’astensione OBBLIGATORIA oltre che un DIRITTO è
anche un DOVERE, prima di tutto morale e poi anche sociale.

Come vede ho più volte sottolineato la parola OBBLIGATORIA, che già di
per se dovrebbe suggerirle qualcosa.

Ma preferisco spiegarmi meglio, anche se è necessaria una piccola
premessa doverosa.

Lei come tante donne, crede che l’essere madre, anche se nel suo caso
da pochi giorni, le dia la competenza per parlare e pontificare su
educazione e sviluppo del bambino, ai quali grandi studiosi hanno
dedicato anni e anni di studio.

In realtà, per dibattere sulla pedagogia, oggi chiamata più
propriamente SCIENZE DELL’EDUCAZIONE, bisogna avere competenze
specifiche, che dalle sue dichiarazione lei non sembra possedere.

Le potrei parlare della teoria sull’attaccamento di Bowlby, dell’
imprinting, e di etologia, ma non voglio confonderle le idee e quindi
ricorro ad esempi più accessibili.

Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di
tutte le specie non si allontanano dai cuccioli e dedicano loro
attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge
specifica relativa agli umani, ma della natura tutta.

Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta
di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE
CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA.

Sbaglia chi crede che l’arrivo di un figlio, non comporti cambiamenti
nella propria vita.

Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da
togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del
proprio tempo.

Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che
dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura.

Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza
autostima e con poca sicurezza di sé.

Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data
abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi
mesi di vita.

L’idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad
esempio tra un seno materna e un biberon della tata, è solo nostra.

Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o
che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno
dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere
bene, come quando in gravidanza assumevamo l’acido folico, per
prevenire la “spina bifida”.

I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno.

L’idea, che se piangono non si devono prendere in braccio “perché si
abituano alle braccia”, è un luogo comune.

Le “abitudini” arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto amore.

Non è un caso che studi recenti, riabilitano il cosleeping, (dormire
nel lettone) e i migliori pediatri sostengono la scelta
dell’allattamento a richiesta.

Il volere educare i bambini inquadrandoli come soldati, già dai primi
giorni di vita, non solo é antisociale, perché una generazione
cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere
inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle
più elementari regole umane e naturali.

Poi è anche vero che per molte donne, tornare a lavorare subito dopo
il parto sia una necessità assoluta.

Ma per questo problema dovrebbe intervenire adeguatamente lo Stato e
non certo con affermazioni come le sue.

Mi rendo conto che il suo lavoro le permette di lasciare la bambina,
rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la
necessità) e tornare con comodo da sua figlia.

Ma ci sono lavori che richiedono tempi e una fatica fisica e mentale
che lei non conosce. Tempo che sarebbe inevitabilmente tolto ad un
neonato che ha bisogno di una mamma “fresca”, che gli dedichi la
massima attenzione.

Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder
Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovraffaticamento.

E non è vero che è importante la qualità e non la quantità:

* perché la qualità del tempo di una mamma da pochi giorni, che
rientra nel tritacarne della routine quotidiana, aggiungendo il carico
della gestione di un neonato, può essere compromessa.

* perché un bambino non dovrebbe scegliere tra qualità e quantità,
almeno nei primi mesi, dovrebbe disporre di entrambe le cose.

Per non parlare poi del fatto, che se un genitore non può permettersi
qualcuno che tenga il bambino nella propria casa, nel corso degli
spostamenti, lo espone, con un bagaglio immunologico ancora carente,
alle intemperie o alle inevitabili possibilità di contagio presenti in
un nido.

Infatti, è scientificamente provato che i bambini, che vanno al Nido
troppo presto, o che non vengono allattati al seno, sono più soggetti
ad ammalarsi, con danno economico sia per le famiglie che per il
sistema sanitario.

Poi per carità, si può obiettare, che ci sono bambini che si ammalano
anche in casa, o come succede anche ai bambini allattati al seno, ma è
come dire ad un medico, che giacché si è avuto un nonno fumatore
campato 100 anni, non è vero che il fumo fa male.

Bisogna dunque incentivare i comportamenti da genitore virtuoso, anche
con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma
si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla
prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza.

E allora le domando Ministro, di svolgere il suo ruolo importante
istituzionale con maggiore serietà, cercando di evitare affermazioni
fuori luogo come questa, o come quella secondo cui “studiare non è poi
così importante”, prendendo Renzo Bossi come esempio.

Si dovrebbe impegnare di più nell’analisi dei problemi, per evitare
valutazioni errate e posizioni dannose per lei, per gli altri e per il
paese.

Perché forse qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo
era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane
ministro senza competenze specifiche, “non poteva arrecare grossi
danni”, soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei
con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta
contribuendo a minare il futuro di un’intera generazione.

Un’ultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un
politico, la usi con maggiore pudore questa parola.

1 commento »

  1. Concordo in tutto e per tutto con il contenuto della lettera con oggetto l’astensione obbligatoria dopo il parto.Vorrei puntualizzare soltanto il punto riguardante la sede della laurea della Gelmini. Costei ha preferito laurearsi all’Universita’ di Reggio Calabria perche’ ritenuta da lei una sede facile ,ma solo da lei,perche’avra’ avuto la’ qualche appoggio finora non messo in luce,mentre altri laureati nella stessa Universita’ hanno dovuto applicarsi duramente per ottenere la stessa laurea.E’ lo stesso ragionamento che l’ha portata a diventare ministro(insieme a qualche altra collega ). Meriti acquisiti sul “campo”.

    Commento di alfonso rocca — 5 luglio 2010 @ 10:36

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