........................... ALBERTO VECA


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Il 29 maggio 2009 il nostro carissimo prof. Alberto Veca ci ha improvvisamente e tragicamente lasciati.
La nostra scuola è stata un luogo per crescere per tantissimi ragazzi e, per quasi tutta la sua lunga storia, lo è stata grazie all'alta e rigorosa opera educativa del prof. Veca, uomo gentile e schivo, ma pieno di amore per la sua professione e per i suoi ragazzi.
Egli lascia un vuoto incolmabile tra noi, ma anche l'esempio di un ''fare scuola'' che tutti abbiamo apprezzato e rimpiangeremo.

Da questa pagina si possono leggere le testimonianze delle persone che lo conoscono e gli sono affezionate.

Luciana Migliaccio..................Fortunato Borello(ritratto di Alberto n.1 )...........Fortunato Borello(ritratto di Alberto n.2 )

Emmanuela......Ida Veca..........Laura Bellaviti ...OOmbretta.......Sara.........Adriana Abriani ........Mara..

Marcello D'Alessandra..........Sara Marsico........Giacomo Paiano........Tamara...Catalano Eliss_91.......

..Laura Cavalli.........Gabriella.........Marco............Marco Menna..........Maria..........Tiziana....Simeone

Fusi Sarah (4B Erica).............5A Erica...........Luciana Spagnuolo.............Patrizia Tombini.........Roberta Telò

Stefania..........Luciana Scaglione............. Barbara e Marta 3^C Pacle.......G.Giuseppe Bernazzani.......Nunzio Di Santis

Cristina Pagetti ............5B Erica

 

 

 

Grazie.Grazie molte di questi pensieri bellissimi che mi restituiscono una delle tante facce di quell’uomo speciale che è stato Alberto.
Il grande affetto che ho ricevuto dalla sua scuola, dai colleghi, dagli studenti, da lei, mi riempie di molta commozione e di gioia.

Grazie a tutti

Ida Veca

inizio

 

Gentile Dott.ssa Abriani,
sono Bellaviti Laura, sono ormai passati sette anni da quando mi sono diplomata, chissà se si ricorda ancora di me.
Le scrivo perchè, dopo il funerale del carissimo prof. Veca, ho ripensato alle occasioni perse per ringraziare chi mi ha formato, chi mi ha insegnato tanto.
In occasione del funerale ho ringraziato il prof. Veca nella speranza che, in qualche modo, lui possa averlo sentito.
E' in questa email che vorrei, invece, ringraziare Lei e tutti i miei docenti per i preziosi insegnamenti che mi avete regalato negli anni in cui la mia formazione doveva essere indirizzata.
Non mi riferisco solamente ad una formazione didattica e scolastica, ma a quei piccoli consigli e grandi insegnamenti che mi hanno accompagnata e che mi accompagnano ancora oggi in tutto ciò che faccio.
Ogni giorno spero di poter regalare ai ragazzi con cui lavoro un pezzetto di quello che a me è stato regalato da Lei, dal prof. Veca e da tutti gli altri docenti.
Un grande grazie, per tutto.
Un caro saluto,
Laura Bellaviti

inizio

 

Durante la mia adolescenza ho avuto diversi problemi di salute, familiari e personali e non mi sono diplomata in quegli anni, ma diversi anni dopo, quando, almeno in parte, i miei problemi si sono risolti. In quegli anni bui ho avuto una sola certezza: il Professor Veca c’era. C’era come insegnante, come “confessore”, come Persona (la lettera P, nel suo caso, deve essere necessariamente maiuscola).
E` stato una boccata d’ossigeno, di sostegno morale e se non ci fosse stato, la mia vita avrebbe anche potuto finire allora. Caro Professor Veca, grazie!

Ombretta

inizio

Professore resterà sempre nei cuori di tutti noi.
grazie prof Veca

Sara

inizio

Ciao, Alberto: oggi te ne sei andato, in punta dei piedi, senza chiasso, come per non "disturbare". Eppure, e vorrei che tu lo potessi vedere, TUTTI si sono accorti della tua mancanza: non c'eri al bar per il primo caffè con i colleghi, non eri lì sotto il portico con la solita sigaretta, ad aspettare la campanella e molti si sono domandati come mai. Non sei venuto alla macchinetta del caffè della segretreria a salutare con il tuo ironico inchino, non ti sei avviato con la tua solita cartella di cuoio alle aule...
Poi si è diffusa la notizia ed i tuoi ragazzi giravano nel cortile sgomenti e piangenti, i tuoi colleghi si guardavano e non volevano credere a quanto era accaduto. In tanti avevano il ricordo di quando, arrivati a scuola per la prima volta, ti aveva trovato lì, con la tua presenza schiva e cortese, quasi fossi la reale identità del Benini. Anch'io ho questo ricordo di quando nel Luglio del 1988 (dopo aver cercato a lungo dove fosse Viale Predabissi, che a Melegnano nessuno sembrava conoscere), mi hai accolto in quello che sarbbe diventato il mio ufficio e mi hai presentato la "mia scuola". Sei stato il mio primo amico allora e sei sempre stato una persona a cui chiedere consigli preziosi, qualche volta, nei momenti duri, anche conforto. Mi mancherai, Alberto, tantissimo, e non basterà a confortarmi della tua perdita il ricordo prezioso di te che pur porterò nel mio cuore, né la consapevoleza di quanto dei tuoi insegnamenti porteranno nei loro cuori i tuoi ragazzi.
Ti abbraccio e voglio continuare a sentirti vicino a me.
Adriana

inizio

 

Oggi la tecnologia fa passi da gigante.
Non fai in tempo a "postare" un fatto, un avvenimento, un qualche cose di particolare, che già ci sono decine, centinaia, migliaia di persone che stanno leggendo e commentando.
Questo pomeriggio, accendo il computer e mi collego su facebook. Dico la verità, non amo particolarmente questo sito.. Ogni tanto ci navigo per sbirciare cosa succede nella vita dei miei amici..
Quando ecco la triste notizia.

Pensavo di non dover mai ricevere una notizia del genere..

"L'uomo saggio è immortale"..
Arrivederci Professor Veca, e grazie!

Mara_Otto

inizio

 

 

 

Del professor Veca alcuni scampoli di ricordi, limitati per me all’anno scorso e a questo che si è spezzato. Le volte che entravo in una sua classe, per una supplenza, e sentivo che dicevano “la prossima ora abbiamo Veca”, e avvertivo la considerazione, l’affetto - un’altra volta, doveva essere prima di Natale, si consultavano per fargli un regalo. E dicevano Veca per dire Italiano, e se è vero che gli alunni tendono a identificare la materia con l’insegnante, nel suo caso era vero in un modo speciale. Ricordo quando, lo scorso anno, i suoi alunni aggiornavano il VECAbolario, personalissimo dizionario frutto della inesauribile inventiva linguistica del loro prof., che amorevolmente trovava un nomignolo per ciascuno, con l’ironia elegante che poteva spiazzare solo quanti non erano parte di quel gruppo affiatato e concorde. La seduzione per via linguistica, per un professore, d’italiano in particolare, è la più salda e la più bella, perché assomiglia a un gioco, e imparare giocando è una conquista che Veca, senza farsi troppo accorgere, sperimentava coi suoi ragazzi. Tutti i giorni, da molti anni. Ne ho conosciuti alcuni che a distanza di tempo lo ricordano ancora con affetto e grande considerazione. “Veca era idolatrato”, mi ha detto una sua ex alunna, oggi insegnante, appena una settimana fa.
Ricordo quando salutava con un inchino - molti lo hanno ricordato -, e mi diceva “Buongiorno professore”, e mi augurava “buon lavoro”. Io in qualche modo cercavo di ricambiare. Non sono state molte le volte in cui abbiamo parlato, quando è accaduto era sempre lui ad avvicinarsi. Le nostre posizioni, le rare volte in cui si sono incrociate - lui così schivo e quasi appartato – me lo hanno fatto sentire, talvolta, di un campo che non era il mio, non fosse altro che per lo scarto generazionale. Ora che non c’è più e che manca tanto a chi condivideva con lui molto, a me manca e mancherà per quel tanto (o poco) che ci divideva, per l’autorevolezza delle sue posizioni, con cui potevo, anche a distanza, confrontarmi e crescere.
Incolmabile è il vuoto che lascia al Benini, ma colmo è il cuore e colma è la mente dei suoi alunni. Onore a Veca, con un inchino dei suoi, maestro per molte generazioni.

Marcello D’Alessandra

inizio

Caro Alberto,
venerdì non ho potuto accorgermi che tu non c'eri, perché non ero a scuola. Mentre ero in treno, per raggiungere Trento, ho saputo da Anna Rossi che ci avevi lasciato.
Il pensiero della tua scomparsa mi ha accompagnata in questi giorni, dandomi una grande malinconia, perché per me sei stato tanto importante.
Ricordo quando sono arrivata al Benini, nel 1987, ero giovane ed inesperta e i tuoi interventi in Collegio, che erano molto profondi e pieni di spunti di riflessione, mi affascinavano. Imparavo da te.
Sei stato un po' il "guru" di tutti noi, quello a cui chiedere consiglio. I primi passi, a scuola, li ho mossi con te.
Mi affascinava anche la tua preparazione in storia dell'arte.
La spiegazione del quadro del Bergognone, nella Chiesa di San Giovanni Battista, mi incantava e mi faceva scoprire il potere terapeutico dell'arte. Era bello ascoltarti mentre descrivevi un quadro, nelle molte occasioni in cui hai organizzato degli incontri per noi, a Mantova, a Verona, alla mostra del Caravaggio. Anche un cuore tutto giuridico - economico e politico come il mio riusciva a sciogliersi davanti a un quadro commentato da te.
Poi sono cresciuta, ci siamo,a volte, anche un po' allontanati.
Ma ogni volta che ti ho chiesto una mano, per organizzare spettacoli o progetti, tu ci sei sempre stato e tanto e generosamente, con il tuo gusto e la tua raffinatezza.
Eri schivo, riservato, era difficile avvicinarti, soprattutto per una persona timida come me, avevo ancora quel timore reverenziale verso di te. Da poco ero riuscita a chiamarti per nome, forse perché portavi lo stesso nome di una persona tanto importante per me, mio padre che, come te, ha scelto di lasciare questa vita il 29 di maggio.

In occasione dell'ultima mozione sul fumo abbiamo avuto uno scambio forte di idee, su fronti opposti (eravamo tanto diversi: io fanatica podista, tu pigro convinto, io antifumo per scelta, tu accanito fumatore,io ottimista ai limiti dell'ingenuità, tu più realista e cauto, mi riportavi spesso sulla terra )ma, alla fine, quello che era bello era proprio che tra noi non c'era rancore, ma grande "civiltà", parola che tanto amavi e che mi hai insegnato ad amare.
Sento tanto la tua mancanza e la sentirò ancora di più col passare del tempo, lo so.
So che mi mancheranno le nostre chiacchierate e soprattutto le tue "civili sgridate", perché un vero amico non è soltanto chi ti conferma nelle tue scelte ( e tu anche recentemente l'hai fatto,con parole gentili che mi hanno fatto tanto bene) ma soprattutto chi ti mette sull'avviso quando stai sbagliando.
Arrivederci, Alberto, amico mio
Sara

inizio

 

Caro Alberto, era il 6 ottobre del 1981 quando, arrivato al Benini, ci siamo incontrati, tu eri arrivato il giorno prima, e subito abbiamo iniziato a collaborare, prima a fare l’orario con Don Luigi Perego e poi a curare la biblioteca, tu docente di ruolo e già conosciuto nel campo artistico – letterario, io incaricato che facevo la gavetta. Ma tu non mi hai mai fatto sentire questo peso, non lo hai fatto con nessuno, anzi mi davi consigli, mi spronavi a fare.
Ricordo quando si faceva l’orario che volevi che la terza ora del mercoledì fosse “buca” non a disposizione e spesso passavamo quest’ora al bar di fronte, è giù idee e proposte, sembravi un vulcano e io che poi dovevo cercare di organizzare il tutto e tu che mi davi una mano.
Quante volte durante i tuoi interventi in collegio non prendevo appunti per poter seguire il tuo discorso e scrivevo sul blocco notes “Veca - sentire registrazione”. Che Cultura!!!
Sei sempre stato quello che nei momenti più critici ha saputo dare il proprio contributo alla soluzione dei problemi, a creare il punto di incontro tra le varie “fazioni”, ergendoti su tutti come un cavaliere e raccogliendo il consenso e il rispetto anche dagli avversari e spesso con applausi.

Una volta, parafrasando il titolo di un romanzo, ti ho detto che sei “l’uomo per tutte le stagioni”, era perché riconoscevo in te l’eroe, il campione di razza che sa prendere la squadra e portarla alla vittoria o che al momento giusto sa piazzare la stoccata vincente, sa risolvere una partita noiosa destinata allo 0 a 0.

Ricordo ancora nel 1999, quando rinunciando all’incarico di preside, mi rimproverasti in modo anche forte, e sei stato il primo a farmi gli auguri quando 5 anni dopo ho accettato l’incarico.

Non si possono dimenticare tutti i bei momenti passati, come quando mi facevi venire nelle tue classi del PACLE che non studiavano il francese e mi chiedi di trattare “Art Poétique” di Verlaine e “Bateau Ivre” di Rimbaud e io che mi meravigliavo nel vederti seduto sulla cattedra con le gambe incrociate come gli indiani, io che allora pur facendo sport non ci riuscivo.

Caro Alberto, il Benini e tutti noi perdiamo con te un Grande della Cultura con la C maiuscola, ma per me sei stato e resterai, il cavaliere, il campione e voglio ricordarti così.

Ciao Alberto

Giacomo

inizio

 

MI STRINGO AI FAMILIARI A TUTTE LE PERSONE CHE PIANGONO LA SUA SCOMPARSA…
PROFESSOR VECA PER ME ERI UN MITO…COME INSEGNAVI TU NON INSEGNAVA NESSUNO….MAGARI DA LASSU SEDUTO SOPRA LA SCRIVANIA CON I TUOI GHIGNI OSSERVERAI NOI TUTTI…
ADDIO PROF!
RESTERAI SEMPRE NEL MIO CUORE E MIEI RICORDI!
TAMARA CATALANO
2001/2002
PACLE ERICA

inizio

A noi che restiamo, il compito di rendere vivo il Suo ricordo nelle nostre menti e nei nostri cuori…

Addio Prof!

Eliss_91

inizio

Mi sono diplomata al “Benini” sez. PACLE nel 1986.
La mitica 5^C PACLE del 1986!
Sono trascorsi tanti anni ma, a tutt’oggi è ancora vivo in me e nelle mie compagne, con le quali per altro siamo ancora in contatto, il ricordo del Prof. Veca, delle sue lezioni, della sua intelligenza, della sua ironia, della sua cultura. Insegnante di scuola ma soprattutto maestro di vita.
Persone come lui non muoino mai … restano sempre vive nella mente e nel cuore di chi ha avuto la fortuna di incontrarle sul proprio cammino.
Grazie di tutto Prof. Veca.
Laura

inizio

Sono un genitore, non conoscevo il prof. Veca,
ma sentendone parlare dai ragazzi, credo sia stato un insegnante ” vero”, di quelli che sanno capire e comprendere i ragazzi.
I giovani hanno bisogno d’essere ascoltati!
La ringrazio prof. per quello che ha lasciato nel cuore di tanti giovani.
Anche se la vita è stata breve, l’eredità lasciata è stata enorme!
Gabriella

inizio

 

Grazie alle splendide parole uscite dai pensieri dei suoi alunni ieri mattina in un momento di unione e conforto, e al semplice saluto che ci si scambiava, ho capito davvero che persona stupenda e unica era il professor Veca.. Grazie.. Sarà sempre un bellissimo ricordo nel cuore di generazioni e generazioni di allunni..

Marco

inizio

Mi piace ricordare Alberto Veca mentre “dispensa cultura e verità” seduto al bar, sorseggiando il “suo” Campari e gustando le immancabili olive verdi. Come insegnante di sostegno ho avuto il privilegio di “assistere” a molte sue indimenticabili lezioni, ho ammirato la bellezza del suo rapporto autentico e unico con i ragazzi, ho provato la gioia di poter far lezione insieme a lui. Ricordo con commozione la sua gioia improvvisa e spontanea alla notizia della mia immissione in ruolo, accompagnata dalle parole: “guarda che alla fine, dopo l’esame, dobbiamo festeggiare!”
Caro Alberto, non siamo ancora alla fine… te nei sei andato troppo presto. Ma forse è soltanto uno dei tuoi scherzi, perché venerdì la tua presenza si sentiva in tutto il Benini e sono sicuro che si sentirà sempre.
Grazie Alberto, grazie di cuore per tutto ciò che hai fatto e che hai “donato” a tutti noi!
Ciao, Professore! Ti aspetto al mio esame…

Marco Menna

inizio

Grazie Veca! Sono un’ex alunna, diploma 1986 (con Laura e tutti gli altri) e devo a te la mia formazione.
Mi hai insegnato ad avere senso critico, ad interpretare un testo e ad amare la lettura e la poesia. Quando al biennio ci facevi lezione con Baudelaire e i poeti maledetti, potevi essere considerato un “folle” ma non puoi immaginare il segno che hai lasciato in me e in tanti tuoi studenti.
Il tuo passaggio ha lasciato una traccia cosi’ importante che tutti coloro che ti hanno stimato ed amato, non potranno far altro che seguire il tuo esempio.

Maria

inizio

Mi unisco a tutti coloro che piangono e ricordano il grande Prof. Veca.
Pur essendomi diplomata nel 1986 ricordo ancora con entusiasmo le sue lezioni. Un esempio di professionalità e di grande passione.
Indimenticabile Professor Veca, rimarrai sempre nei nostri cuori….
“..Le Poète est semblable au prince des nuées
qui hante la tempête et se rit de l’archer….”

Tiziana

inizio

MEMORIES

I beni si disprezzano quando si possiedono sicuramente, e si apprezzano quando sono perduti o si corre pericolo di perderli. [Leopardi ]

In memoria di un uomo che ci ha lasciati troppo presto.
Lei aveva promesso ai Suoi alunni di portarli fino alla maturità, come un giardiniere che fa sbocciare i fiori che ha pazientemente piantato, difeso e coltivato.
L’onore della Sua scomparsa vive nel modo in cui essa è avvenuta, perché Lei ha cercato con tutte le sue forze di tenere fede alla Sua parola.

La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza d’eroico. [Leopardi]

I fiori possono avere numerose spine ma Lei non si è mai stancato di noi. Forse questa è stata la Sua più immensa virtù. Lei ci era vicino, anche se non sorrideva spesso, se non ci rivolgeva parole affettuose, se amava prenderci in giro con intramontabile ed ineffabile dileggio.
Era sempre pronto ad aiutarci, sempre perennemente convinto di poter mettere l’anima in ciò che…in ciò che ci svelava.

Non vive ei forse anche sotterra, quando gli sarà muta l’armonia del giorno, se può destarla con soavi curenella mente de’ suoi? Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi, celeste dote è negli umani. [Foscolo]

Un pezzo che abbiamo fatto assieme, se lo ricorda, prof? Gli umani hanno il dono di far rivivere coloro che hanno loro regalato l’armonia del giorno. E noi ci ricorderemo di Lei, di quei segreti che avevamo assieme come classe e professore, quel legame invisibile e strano di equilibrio.

L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità. [Foscolo]

Lei è stata l’unica persona in grado di farci cambiare la frase: “due ore di italiano” in “due ore di Veca”, perché Lei non raccontava le storie, non le spiegava.
Lei le viveva, e cercava di farle vivere dentro di noi. Noi non studiavamo italiano, noi studiavamo una materia tutta Sua, una materia magica che ci trasportava fra le righe di aforismi e poesie e che ci faceva andare oltre. Oltre l’inchiostro, oltre il significato.
Più si scavava nella poesia, più in profondità si arrivava…più Lei raggiungeva il suo scopo.

Quando incontriamo qualcuno che ci deve riconoscenza ce ne ricordiamo subito. Quante volte invece incontriamo qualcuno verso il quale abbiamo un debito di gratitudine e non ci pensiamo! [Goethe]

Lei riusciva a vedere la bellezza in un inno di morte : se una fiamma moriva, Lei ne osservava il filo di fumo argentato, e Le piaceva pensare che stesse salendo verso la gloria dei cieli. Se un fiore appassiva, Lei ne scrutava il seme dorato, ed amava sapere che avrebbe sparso frutti, trasportato dal vento.
E probabilmente era ciò che Lei vedeva in noi: Lei vedeva la vita. In ogni sua forma e dimensione.
Quante volte non l’abbiamo ascoltata, quante parole sarebbero da far volare nel respiro di questo Maggio…ma ora Lei non c’è, non potrà più ascoltarci e capirci, o cercare di capirci, e l’unica cosa che ci resta da fare è scriverLe questo elogio e sperare che il nostro pensiero arrivi fin lassù.

Il mondo è una campana che ha una crepa, fa rumore ma non suona. [Goethe]

Lei amava la sua professione e l’ha portata avanti fino all’ultimo: perché insegnare era la Sua firma e la Sua identità, e mai nessuna parola potrà essere così forte, così potente, per ricordare la magnificenza della Sua mente e la bontà del Suo animo.
Noi vogliamo alimentare una promessa, e farla bruciare e brillare come il languore di una eterna candela : Le promettiamo che noi sbocceremo.
Lo faremo senza di lei ma lo faremo per lei.
La Sua cultura, quel piccolo lembo del Suo spirito, è racchiusa per sempre in noi, in ciò che ci ha insegnato, in ciò che ci ha trasmesso: ora ne abbiamo le radici e ora tocca a noi essere giardinieri di noi stessi.

Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino. [Leopardi]

Perciò Le auguriamo buon viaggio, professore. Rimarrà sempre in noi.

Fusi Sarah (4B Erica)

inizio

Salve Prof,
è entrato per la prima volta nella nostra classe dicendo queste parole: “ sfortunatamente sono il vostro professore di italiano e se non lo sapete… quest’anno avrete l’esame di stato”.
Abbiamo capito da subito che era una persona bizzarra e il suo essere bizzarro la rendeva speciale.
Anche se ci conosceva da poco tempo è stato in grado di instaurare un bellissimo rapporto di fiducia e rispetto reciproco.
Durante le sue lezioni era in grado di attirare la nostra attenzione, soprattutto quando divagava in aneddoti che riuscivano sempre a farci sorridere, passando da Montale all’esplosione della caffettiera, dalle sue avventure da baby-sitter a Baudelaire…
Baudelaire: come lui, lei si definiva un uomo contro corrente ma ai nostri occhi appariva una figura superiore nella sua professionalità, signorilità, umanità e umiltà.
Come dimenticare tutte le volte che la mattina ci sventolava ironicamente il suo fazzolettino bianco dalla finestra quando arrivavamo in ritardo e al nostro ingresso ci accoglieva con un inchino.
Come dimenticare poi i suoi orsetti lavatori, i coccodrilli di mare, i rospi malefici, la violetta la va la va trallalà trallalà, i nostri compagni immaginari “Cortese” e “Canesi” e tutti gli altri nomignoli che si divertiva ad affibbiarci.
La ringraziamo, perché come prof ci ha insegnato a non fermarci alle apparenze ma ad andare oltre non sono nelle poesie ma anche nella vita.
La ringraziamo, perché come uomo ci ha aiutato a crescere e, anche se riservato, sapeva sempre trovare la parola giusta per confortarci.
È stato un pilastro portante della nostra scuola e non solo, un grande uomo che ha portato alla maturità molte generazioni che ancora oggi lo ricordano con affetto.
Lei, che, come l’albatro, volava in alto nel cielo, ci ha trasmesso le sue conoscenze e i suoi principi e ora ci osserva da un luogo ancora più elevato, un luogo così superiore che si addice al suo modo di essere, un professore straordinario e una persona di cui non ci dimenticheremo mai.
Grazie di tutto.
Con affetto.

I suoi alunni di 5 AE

inizio

Un professore vero. Anche se noi della 5a C diplomati nel 1986 lo abbiamo avuto solo nel biennio, ha continuato a seguirci, era presente e ci vegliava anche durante i giorni della maturità.
E continua ad essere presente ogni volta che finisco un libro, ogni volta che cerco di ragionare oltre l’ovvietà.
Indelebile il suo ricordo, come tutti i Maestri continua a vivere in noi.
Grazie prof!
Luciana Spagnuolo

inizio

Ciao Prof,
che triste notizia quella della tua partenza: in un attimo ho ripercorso tutti quegli anni seduta in classe ad ascoltare le tue lezioni…tra un Boccaccio ed un Dante ci scappava sempre una battuta, sempre con il fido cagnolino immaginario al tuo fianco…se ne è andato un pezzo del Benini ma solo fisicamente perchè credo che tu, Prof. Veca, rimarrai nel cuore di noi tutti.

Roberta Telò

inizio

Il Professor Veca non era il mio Prof. di Letteratura ma ho avuto l’onore di “chiacchierare”, anche se solo per poco, con Lui qualche mese fa… Era un giovedì di Aprile, e in palestra c’era l’Assemblea di Istituto, io e altre due mie compagne di classe siamo uscite dalla palestra e c’era il nostro Professore di religione con il Prof. Veca e la sua sigaretta in mano… Abbiamo iniziato a parlare della scuola e il Prof.Veca si mise a raccontarci quando era lui lo studente…quando alla fine dell’ultima ora correva fuori dal corridoio con la sigaretta già accesa ma nascosta dentro la mano per non farsi vedere dai professori..poi appena era fuori la liberava dalla mano orgoglioso del suo successo. Ci raccontò di un giorno che invece di andare a scuola andò in giro per il paese ma fu visto dal suo Professore che poi chiamò la famiglia del Prof. Veca…oppure al suono della campana dell’intervallo che, con un suo compagno, uscirono dalla finestra a pian terreno per andare a prendere il caffè nel bar di fronte ma non si accorsero che il loro Professore li aveva visti ma gli fece prendere tranquillamente il caffè e rientrati a scuola il Professore gli chiese:” Buono il caffè?? In Presidenza!!”
Da come ne parlano i suoi alunni e dalla “chiacchierata” fatta con lui…beh.. mi sarebbe piaciuto molto aver avuto l’occasione per conoscerlo meglio ma ormai è troppo tardi…anzi…è andato via troppo presto…e ora, purtroppo, non sentiremo più il suo saluto alla mattina…non lo vedremo più giù in cortile, con la sua sigaretta in bocca mentre parla con un altro Professore, al cambio dell’ora…non lo vedremo più seduto sulla cattedra a gambe incrociate modi yoga…
Ma l’unica cosa certa è che il Prof. ALBERTO VECA rimarrà SEMPRE nei cuori di tutti NOI…e nella storia dell’ISTITUTO VINCENZO BENINI.

Stefania

inizio

tornerò a scuola e non godrò più degli inchini galanti che mi regalava con l’eleganza e la garbatezza di un signore di altri tempi. Addio prof. Veca, sentirò la Sua mancanza.

Luciana Scaglione

inizio

Siamo 2 ragazze della 3^c Pacle, ci uniamo anche noi al dolore immenso della famiglia per la morte del prof. Veca. Noi l’abbiamo conosciuto solo l’anno scorso quando è venuto nella nostra classe a fare un ora di supplenza. La cosa che ci ha colpito subito in lui è stata quando, appena entrato, dopo essersi presentato ed averci salutato si è seduto sulla cattedra in posizione yoga ed ha cominciato a fare battute scherzose su sua moglie per metterci a nostro agio. Infatti oltre ad adorare il suo lavoro, ci trattava come suoi figli.
CI MANCHERAI PROF. e SARAI SEMPRE NEI NOSTRI CUORI

Barbara e Marta 3^C Pacle

inizio

Oggi la vita del Benini e di tutti noi è stata sconvolta dall’improvvisa  e incredibile scomparsa dell’amatissimo prof. Alberto Veca.Questa mattina non ci ha più dato il suo saluto incoraggiante all’inizio della giornata, come era suo solito fare; punto di riferimento per tanti colleghi e studenti.Eppure fino a ieri sera ha lavorato per la nostra scuola.
Da queste pagine mi associo all’immenso dolore dei suoi familiari , dei suoi studenti, del personale  e dei colleghi del Benini.
Grazie, Alberto, della tua compagnia e per ciò che ci hai insegnato in questi anni.

Nunzio

inizio

Non sono ancora pronto per esprimere ciò che la scomparsa di Veca ha provocato nel mio animo. Lo farò più avanti ma già adesso mi permetto di avanzare una proposta concreta al collegio docenti , alla Preside ed al Consiglio d'Istituto: perchè non dedicare un ambiente della scuola ( mi viene in mente l'aula audiovisivi che ha visto spesso protagonista Alberto nelle sue mirabili sintesi ) alla memoria del collega scomparso?

Giuseppe Bernazzani

Vorrei però ricordarti com’eri ..

Il 27 Settembre 2007 su questo blog hai scriito questo post

Della scrittura

Il naufrago scrive il messaggio nella bottiglia, evidentemente reperto salvato benché fragile, nella propria lingua, escludendo così lo straniero se non poliglotta, a un destinatario sconosciuto, con indirizzo altrettanto indeterminato.

Il promemoria degli acquisti da fare al supermercato ha la bruciante equivalenza fra un nome della lista e un prodotto, il primo da “spuntare” una volta acquistato il secondo, in analogia con la pagina del registro dell’insegnante, dove all’elenco dei nomi corrisponde la successione delle lezioni, con un “luogo” nevralgico della pagina che unisce la persona al giorno: eccentricamente in quest’ultimo caso il “vuoto” corrisponde alla presenza.

Il diario che scrivo è per me, a parte velleità editoriali non certamente all’origine dell’attività: mittente e destinatario allora coincidono e lo strumento è saldamente nelle mie mani.

Posso anche scrivere a un destinatario/indirizzo conosciuto, oppure al pubblico di una pubblicazione, ristretto perché acquirente della stessa.

La bottiglia come la lettera o l’articolo sono diversamente mobili, il diario all’opposto dovrebbe essere un corredo del proprio bagaglio, non allontanarsi troppo dall’autore.

L’atto di chi scrive sul muro, anche sul banco di scuola una sigla o un motto, o disegna una figura, prevede, invece, un supporto fisso, la superficie su cui è registrato il messaggio, e un pubblico variabile, coincidente con il passante casuale che percorre la strada o con l’occasionale compagno di banco. Fatta eccezione per messaggi cifrati, mirati a un singolo, l’attività di lasciare una traccia più o meno durevole di sé mi sembra equivalente, come mi sembra vi sia una singolare analogia fra il messaggio dell’oceano e il graffito sul muro o sul banco, inclini entrambi a segnalare un naufragio.

E questo, tendenzialmente, in positivo perché sputare o lasciare le sigarette spente per terra sono segnali anonimi, assolutamente non condivisibili del proprio transito in un luogo/tempo che non è solo del singolo ma di tutti.
A. Veca
In questi giorni , dopo che te ne sei andato , sono andato a rileggerlo e ho trovato in esso un messaggio molto significativo anche alla luce delle testimonianze che i tuoi studenti scrivono su di te.
Il messaggio nella bottiglia , il graffito , il lasciare una una traccia sono gli elementi che contraddistinguono il tuo post ( indicano un naufragio positivo ). Ebbene io credo che tu ” un messaggio ” l’abbia lasciato in molti di noi , soprattutto nei tuoi studenti.
Per quanto mi riguarda, parafrasando Guccini , “nella dolce estate che è già cominciata …,voglio però ricordarti com’eri , pensare che ancora vivi , voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi” Ciao Alberto

Giuseppe

inizio

Ciao prof.! un ricordo incredibile dei tuoi sguardi che comunicavano più di tante parole … sarai volato in paradiso a bordo del tuo più grande coccodrillo… è stato un privilegio conoscerti.

Patrizia Tombini

inizio

“La morte è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi ancora con voi nell’aula accanto. Io sono sempre io e voi siete sempre voi. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamatemi con il nome che mi avete dato, che vi è familiare; parlatemi nello stesso modo affettuoso che avete sempre usato. Non cambiate tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continuate a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Pregate, sorridete, pensatemi! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronunciatelo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri e dalla vostra mente, solo perché sono fuori dalla vostra vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicuratevi, va tutto bene. Ritroverete il mio cuore, ne ritroverete la tenerezza purificata. Asciugate le vostre lacrime e non piangete, se mi amiate: il vostro sorriso è la mia pace. “

Liberamente tratto da uno scritto di Henry Scott Holland

Cristina Pagetti

inizio

Caro Prof.
non ho parole per esprimere il dolore che ho provato nell’apprendere della sua scomparsa. Non ho potuto far a meno di piangere e subito mi è tornato in mente un giorno di primavera del mio ultimo anno di superiori, nel 2004. Me ne stavo seduta ad un tavolino del bar ‘Nuovo Fiore’, per me era un periodo triste, ed anche in quell’occasione piangevo. Ero nella parte più nascosta del bar perchè mi vergognavo e non volevo essere vista, dando le spalle alla porta d’ingresso.
Quando mi poggiò la mano sulla spalla, appena mi voltai, ebbi un tuffo al cuore.
Non mi chiese nulla, si sedette con me, mi offrì un tè.
Poi all’improvviso, mi disse che quando piangevo ero brutta. La guardai con gli occhi gonfi e non potei fare a meno di ridere.
“La vita è dura, ma va vissuta”, sentenziò. Mi parlò per mezz’ora ed io mi tranquillizzai.

Non importa chi è stato o cosa ha fatto nella sua vita. Io la ricorderò per sempre nel mio cuore quella mattina di primavera dove svestì i panni dell’insegnante e mi parlò con le parole di un padre.

Le ho voluto, Le voglio e Le vorrò sempre molto bene. Grazie.
Emmanuela

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Carissimo Alberto,
non sono una tua ex alunna,bensì una signora attempata di ben 61 anni : sono tua cugina, Luciana Migliaccio.
Sono sicura che da lassù mi starai ascoltando ;il ricordo che ho di te è legato alla nostra comune infanzia,a quando in compagnia dei tuoi adorati genitori,zia Maria e zio Nino,e di tuo fratello Salvatore,raggiungevi ad Auronzo,oppure a Cutigliano, me e la mia famiglia mentre stavamo trascorrendo le nostre vacanze estive.
Purtroppo,con il trascorrere degli anni non ci siamo visti frequentemente,a causa delle distanze tra Milano e Roma e dei nostri rispettivi impegni prima di studio,poi di lavoro,però posso dirti che ti ho sempre reputato una persona molto umana,modesta e dotata di senso di humour.
Mi sono commossa nel leggere i commenti dei tuoi studenti su di te e penso che te li sarai meritati tutti.
Ti abbraccio affettuosamente e mi auguro che il Signore dia sempre tanta forza alla tua deliziosa moglie Ida,che io ebbi modo di conoscere
molti anni fa,ed ai tuoi figli.
Ciao,Alberto : non ti dimenticherò mai !

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Commento della classe 5B Erica ( apri file pdf )